Lavoro. Puglia, Gesmundo (Cgil): in tre mesi quasi 6mila infortuni

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“Da gennaio a marzo in Puglia sono stati denunciati all’Inail 5.693 infortuni sul lavoro, di cui 13 mortali. Si tratta di una media di 63 infortuni al giorno, che spesso significano menomazioni fisiche e traumi psicologici. Un bollettino di guerra che ci dice come la sicurezza del lavoro deve essere, nel Paese come nella nostra regione, una delle priorità delle politiche dal punto di vista legislativo sul versante della prevenzione e formazione”.

È quanto afferma il segretario generale della Cgil Puglia, Pino Gesmundo, nel giorno dello sciopero generale indetto a Prato dai sindacati confederali per la morte della giovane operaia tessile. “I numeri ci servono a inquadrare la dimensione drammatica del fenomeno e a dire che dobbiamo finirla di considerare la sicurezza un costo: la salute di chi lavora non è un costo ma il primo dei diritti”, aggiunge il sindacalista spiegando che “se i dati del 2020 sono influenzati dall’emergenza sanitaria, basta andare al 2019 per rendersi conto che c’è un trend consolidato e inaccettabile. Le 26.727 denunce di infortunio sul lavoro significano 73 casi al giorno. Con gli infortuni in itinere si arriva a circa 31mila denunce. Gli infortuni mortali nel 2019 sono stati 58 sul lavoro e 16 in itinere. Un morto ogni cinque giorni”. Nel 2020, tra ispezioni e verifiche le aziende in Puglia interessate da controlli sono state 8.794 e quelle risultate non in regole sono state 5.127, il 66,65%. Oltre la media il settore dell’edilizia, con il 72% delle irregolarità.

I lavoratori interessati dalle ispezioni sono stati 5.217, e ben 2.119 sono risultati in nero, con oltre mille nel solo terziario. Delle 1.650 violazioni relative alla sicurezza, 917 sono relative all’edilizia. “Quasi un incentivo a violare le norme”, commenta il segretario della Cgil Puglia concludendo che “prevenzione e formazione e partecipazione dei lavoratori sono le strade da seguire per fermare questa guerra”.

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