Visita marito in reparto Covid, «una grande emozione»

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Luigi non sapeva che oggi, dopo 37 giorni in ospedale, avrebbe rivisto la moglie. E non dietro lo schermo di un tablet, ma accanto al lui, nel reparto di terapia sub-intensiva Covid della struttura per le maxi emergenza nella Fiera del Levante di Bari. Quando l’ha vista è stata una sorpresa, “una emozione grandissima” dice la moglie Patrizia all’uscita. Per circa 15 minuti marito e moglie hanno potuto parlare, mentre lei gli teneva la mano e lo accarezzava.

Una opportunità che tanti pazienti, ricoverati negli ospedali di tutta Italia da marzo 2020, non hanno avuto. In Puglia, dal 4 maggio scorso, grazie ad una legge regionale approvata su richiesta di alcuni consiglieri, è di nuovo possibile far visita ai familiari ricoverati. Due strutture fino ad oggi si sono organizzate per farlo: il Policlinico di Bari, che gestisce anche l’ospedale Covid in Fiera, e il Perrino di Brindisi. La signora Patrizia è stata oggi la sesta parente che, da giovedì scorso, ha avuto accesso al reparto. Bardata con tuta, calzari, mascherina, visiera e doppi guanti, assistita nella fase di vestizione e poi anche durante l’incontro dalla professoressa Elisiana Carpagnano, direttrice dell’unità operativa di terapia intensiva respiratoria, è entrata nel modulo dove sono ricoverati i pazienti usciti dalla rianimazione e in fase di riabilitazione Covid.

Si è avvicinata al letto e ha preso la mano di Luigi. “All’inizio non mi ha riconosciuto, così coperta” dice all’uscita, raccontando “l’emozione” di quell’incontro. Non si vedevano dal 3 aprile, quando il marito 68enne è stato ricoverato nella sala rossa del pronto soccorso del Policlinico per una insufficienza respiratoria causata dal Covid, poi trasferito in terapia intensiva e da circa due settimane in sub-intensiva. Si è ormai negativizzato, ma dovrà continuare ancora per un po’ la riabilitazione respiratoria. In questi giorni si erano visti con videochiamate e oggi finalmente dal vivo. “Mi ha detto che ha visto la morte. E’ bruttissimo e questi incontri di persona sono importanti, possono aiutare noi ma soprattutto loro” dice Patrizia.

Poi un lungo abbraccio commosso con la figlia 23enne Giulia, fuori ad attenderla. “Le lacrime di oggi sono di gioia e di speranza – dice – per mio marito e per tutte le persone che sono dentro”. Anche nell’ospedale Perrino di Brindisi sono partite da alcuni giorni le visite dei familiari ai parenti ricoverati, nei reparti Covid e no Covid. Sabato un figlio ha potuto stringere la mano al papà 79enne in fin di vita. “Ho fatto un tampone la mattina -racconta- e dopo l’esito negativo sono stato autorizzato nella stessa giornata per 30 minuti a vedere mio padre”, ricoverato in un reparto di terapia intensiva no Covid. “Gli stringevo la mano – continua – , cercavo di parlargli, di dargli forza”. Il papà è morto poche ore dopo, ma “il fatto di vedere un familiare – dice il figlio – gli ha dato il conforto inestimabile di sapere di non morire da solo e ha dato a noi la possibilità di potergli dire ‘ti vogliamo bene’ guardandolo negli occhi”. Con il figlio al capezzale del letto, in ospedale, il 79enne ha potuto anche dare l’ultimo saluto in videochiamata alla moglie e agli altri due figli a casa. “Nel caso di mio padre la malattia è stata più forte – conclude – ma credo fortemente che l’incoraggiamento e la presenza fisica di un parente possa dare la forza per continuare a lottare, perche’ nella disperazione della solitudine a volte ci si può anche lasciar morire”.

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