Scuola: in Puglia “didattica della speranza” contro il Covid

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Dalla distanza alla speranza. Sì, perché tra le ordinanze pugliesi che hanno tenuto la scuola all’interno di un monitor a causa dei contagi ballerini, c’è chi ha usato quella musica, a volte drammatica, per tramutarla in qualcosa di bello. E chi può riuscire meglio nei miracoli se non i bambini? Ci sono riusciti i piccoli di 4a elementare di una scuola primaria di Bitonto, nel Barese, guidati dalla loro maestra Mariangela Ruggiero, che ha inventato la “didattica della speranza”: “Ero stufa – ha raccontato all’AGI – di sigle ‘vuote’ di Dad e Did, che non davano nulla in più agli studenti, se non distanza appunto e una ‘integrazione’ che in realtà non è possibile attraverso i dispositivi elettronici. Così è nata una sigla tutta nuova, la Dds, che ci ha tenuti uniti in un progetto comune e proiettati al futuro”. Ogni giorno i bambini hanno trovato una parola, un’azione e una canzone che parlasse di vita, che allontanasse dall’idea della pandemia, che facesse emergere ciò che a loro più mancava. Così, ogni mattina, la lezione della maestra Mariangela cominciava con un “Buongiorno” fatto di un tris di emozioni e percezioni sensoriali. “Ventisette volti, un po’ insonnoliti, che mi hanno stupita di giorno in giorno – ha raccontato l’insegnante -. Pronunciavano parole, mostravano immagini e avviavano le riproduzioni della musica su YouTube e poi, dopo, passavano il testimone della gioia ad un compagno o una compagna di classe”.

C’è la piccola Alessandra che ha scelto la parola “Coraggio”, ha disegnato un abbraccio e ha usato come colonna sonora “Il conforto” di Tiziano Ferro e Carmen Consoli. C’è chi, come Bianca, ha associato alla parola “Vaccino”, un sorriso e la canzone “Rinascero'” di Roby Facchinetti. E Francesco che ha trovato in un fiore che sboccia dalle macerie la “Speranza”, così come cantava Lucio Dalla con “Futura”. “Sembra forse poco – dice la maestra – ma i bambini hanno fatto emergere ciò che più che è mancato nella scuola a distanza: gli sguardi, gli abbracci, gli odori, ma soprattutto la certezza di un futuro che potesse riportare tutto ad uno stato di normalità. In questa età particolare i più piccoli cominciano a custodire con più cura le loro memorie e allora almeno ricorderanno questi quasi due anni di pandemia, come un periodo di ricostruzione. Sperando che si possa ‘mettere le mani’ (come cantava Dalla, appunto) su un futuro mai più fatto ‘di vetro’, pronto a sgretolarsi, ma fatto di luce, gioia e di tanto ‘domani’. Un domani da attendere senza paura. Le parole, i disegni e le musiche dei 27 studenti diventeranno ora un cartellone-mosaico – dice la maestra Mariangela – da appendere nella nostra classe coloratissima”.

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