Si faceva pagare per cure oncologiche gratuite, arrestato medico dell’Istituto Tumori “Giovanni Paolo II”

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Un medico oncologo, G.R., già in servizio nell’Istituto Tumori “Giovanni Paolo II” di Bari, è stato arrestato dai carabinieri della sezione di polizia giudiziaria della Procura della Repubblica del capoluogo pugliese e da militari della Stazione di Santo Spirito, con l’accusa di concussione aggravata e continuata in concorso.

La sua compagna, M.A.S., una avvocatessa, è indagata a piede libero nello stesso procedimento. Nei confronti del professionista è stata eseguita una ordinanza cautelare emessa dal gip del Tribunale Giovanni Anglana, su richiesta del pubblico ministero Marcello Quercia.

Il medico, abusando della qualità e dei poteri di pubblico ufficiale e di dirigente, durante lo svolgimento della sua attività professionale, sia in orario di servizio che fuori turno, e comunque non in regime di attività intra od extramoenia, avrebbe eseguito su un suo paziente oncologico, affetto da una patologia grave, ed in trattamento nell’Istituto, alcune prestazioni mediche. In particolare avrebbe effettuato iniezioni di un farmaco facendosi pagare dal paziente ingenti somme di denaro o in cambio di altre utilità. La somministrazione, invece, prevista a titolo gratuito in quanto a totale carico del Servizio sanitario nazionale, sarebbe avvenuta sia nella struttura ospedaliera che nel patronato Caf (a Bari) in uso alla compagna del medico, co-indagata, adibito nell’occasione ad ambulatorio medico. Anche in questo caso sarebbe stato commesso un illecito penale.

La coppia avrebbe approfittato delle gravi condizioni psico-fisiche della vittima che versava in uno stato psicologico di soggezione e di reverenza, oltre che di totale fiducia nel suo medico. Quest’ultimo avrebbe indotto la vittima a riconoscerlo quale unico referente in grado di garantirgli la sopravvivenza e così ottenendo dalla stessa illecitamente la somma di denaro contante di circa 130mila euro, regalie di ingente valore, lavori edili ed altre utilità. L’Autorità Giudiziaria ha emesso a carico di Rizzi un decreto di sequestro preventivo d’urgenza per equivalente della somma di denaro pari a 136mila euro quale profitto del reato ai fini della confisca in un istituto bancario locale.

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