Ex Ilva, da Confindustria Taranto: “Lo Stato ora intervenga”

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“Dopo la sentenza della Corte d’Assise sull’ex Ilva di Taranto per la gestione riconducibile al periodo Riva, si sta come smarriti. Abbiamo avuto solo una sentenza di primo grado, e questo bisogna sottolinearlo perché ci sono ancora altri due gradi di giudizio da affrontare, e pur rispettando la magistratura, vediamo però una situazione di stallo per quanto riguarda l’acciaio che è stata ed è una delle fonti economiche più importanti per il territorio”.

Lo dichiara Salvatore Toma, responsabile del tavolo per l’internazionalizzazione di Confindustria Puglia e già vice presidente di Confindustria Taranto con delega alla internazionalizzazione. “Non abbiamo bisogno di stallo e di attesa, abbiamo invece bisogno – afferma Toma – che lo Stato intervenga immediatamente”.

“La mia preoccupazione -prosegue- va ai lavoratori diretti della nuova società Acciaierie d’Italia e al loro presente, ma va anche alle migliaia occupati dell’indotto. Non sono un imprenditore della meccanica ma del tessile e vedo che le aziende dei miei colleghi, pur fiaccate da anni in cui si sono purtroppo succedute tante situazioni di crisi, ex Ilva, ArcelorMittal e ora Acciaierie d’Italia, non gettano la spugna. Resistono perché ci credono”.

“Non dico -prosegue Toma- che non ci sono state mancanze e carenze, anzi, ve ne sono state tante, ma lo Stato deve immediatamente intervenire; basta col tempo dell’attesa. Chiudere questa realtà industriale di Taranto sarebbe solo un disastro. Invece se lo Stato interviene immediatamente per questo stabilimento, si può cominciare un progetto di rilancio a medio e lungo termine, si può continuare a produrre acciaio rispettando salute e ambiente”. “Pur non essendo imprenditore diretto del settore, penso che questo si possa fare -sostiene il responsabile del tavolo internazionalizzazione di Confindustria Puglia- L’appello alla politica, perciò, è quello di lasciare da parte le rispettive casacche e di dare il massimo di se stessi. Non si può più aspettare, né usare questa situazione drammatica per fare campagna elettorale perché non sarebbe corretto, e non lo sarebbe nemmeno lavorare sulla emotività dei cittadini”. “Si può produrre acciaio e fare anche le altre cose buone che stanno iniziando a Taranto – rileva Toma – Parlo di turismo, moda, agroalimentare, cultura, consolidamento ed espansione di Università e Politecnico, tutte cose che devono essere un’aggiunta all’industria, un valore aggiunto dell’economia, non una sostituzione”.

“Mi capita a volte di parlare agli universitari e quando loro mi chiedono se sia giusto o meno restare dopo gli studi, io – afferma Toma – dico che è un momento importante per rimanere qui perché ci sono grosse possibilità per fare impresa. Il punto è avere rispetto, quello che è stato sino adesso, bisogna migliorarlo. Se non sono state fatte le bonifiche, se non si è vigilato, bisogna cambiare registro. Aprire un nuovo corso. Ci sono importanti esperienze europee di produzione di acciaio in chiave di sostenibilità ambientale, con l’avanzamento delle tecnologie perché non possiamo farlo anche noi?”. Per la moda, Toma osserva che si è “in un momento importantissimo e delicatissimo. Stiamo uscendo dalla fase pandemica, che ha portato a cali di fatturato del 50 per cento, ma guardando al futuro a medio e lungo termine, dico che ci sono grandi possibilità tanto nel settore moda quanto in altri -indica Toma-. Parlo di energie rinnovabili, turismo, cultura, agroalimentare. Da diversi mesi – rivela – sono contattato da grossi gruppi e fondi di investimento che vogliono investire in quest’area di Taranto come nella Puglia per attrezzare delle logistiche. Questo mi fa ben sperare. Sono realtà attratte dalla Zona Franca doganale istituita nel porto di Taranto e dalla Zona economica speciale che, facendo leva sul porto, abbraccia due vaste aree di Puglia e Basilicata”.

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