Alzheimer, all’ospedale di Tricase è partita la sperimentazione di un nuovo farmaco

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“Uno dei motivi per cui le sperimentazioni scientifiche arrivano con difficoltà in Italia è che gli apparati burocratici delle istituzioni lavorano in maniera inappropriata e molto lenta”. Parole di Giancarlo Logroscino, lo scienziato che ha coordinato, presso l’ospedale di Tricase, nel Salento, la sperimentazione del nuovo farmaco contro l’Alzheimer approvato dalla Food and Drugs Administration.

Logroscino, per oltre dieci anni professore ad Harward, è docente di Neurologia all’Università di Bari, dopo essere tornato Italia grazie alla legge sul rientro dei “cervelli”. Nell’ospedale “Panìco” di Tricase – struttura privata inserita nel sistema sanitario regionale – il centro per le Malattie neurodegenerative e l’invecchiamento cerebrale dell’Università di Bari, diretto dallo stesso Logroscino, ha una sua importante articolazione, l’unica in tutta la Puglia ad essere stata inserita nei trial per la sperimentazione di Aducanumab, l’anticorpo monoclonale che si spera possa segnare la svolta nella cura dell’Alzheimer.

“Negli Stati Uniti, dove io ho avuto la fortuna di lavorare per più di dieci anni – dice all’AGI Logroscino – in istituzioni molto prestigiose, uno dei punti di forza che viene sempre considerato è la qualità del personale amministrativo. Senza apparati amministrativi qualificati non si ottiene efficienza e velocità. Attorno al nostro centro di Tricase ruotano circa trenta persone e solo la metà sono neurologi e neuropsicologi. Poi abbiamo biotecnologi, biologi, genetisti, ingegneri, fisici”. Per la sperimentazione del farmaco, l’ospedale di Tricase è stato preferito anche al Policlinico di Bari, importante articolazione dell’università del capoluogo pugliese. Una scelta che, ricorda Logroscino, “fu fatta a suo tempo dall’allora presidente della Regione, Nichi Vendola, e dal rettore dell’Università di Bari dell’epoca, Corrado Petrocelli”.

A Tricase, dove il centro guidato dal professore Logroscino sarà ulteriormente rafforzato con l’arrivo di nuove apparecchiature all’avanguardia, sono stati arruolati 12 pazienti per testare l’anticorpo monoclonale contro l’Alzheimer. “Nella nostra struttura le persone vengono giudicate per i risultati – precisa il professore – e per gli obiettivi prestabiliti. La forza della notizia sta nel fatto di essere riusciti a fare qui una cosa del genere. Dovevamo dimostrare non di essere bravi come gli altri, ma di più, perché per una multinazionale è facile andare a Londra, a Stoccolma, a Francoforte, a Milano. A Tricase è stato possibile. Qui si tende a capire l’importanza dell’efficienza e dell’integrazione tra sistemi diversi per raggiungere un obiettivo di alto livello. Abbiamo dimostrato di avere non solo qualità professionali, ma anche una grande affidabilità burocratica”

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