Ex Ilva, sit in dell’indotto. “Fondi della transizione ecologica per risanare”

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“Noi siamo qui per difendere quello che riteniamo il nostro patrimonio. Un patrimonio di conoscenze, un patrimonio tecnologico. Vogliamo che si colga l’occasione dei fondi della transizione ecologica perché si proceda all’ambientalizzazione di questa fabbrica”. Così uno degli imprenditori dell’indotto ex Ilva che questa mattina hanno manifestato davanti al Siderurgico per “affermare la centralità dello stabilimento, sulle sorti del quale incombono le imminenti decisioni del Consiglio di Stato” sull’ipotesi di fermata dell’area a caldo.

“Non è possibile -ha aggiunto l’imprenditore- cambiare in continuazione le regole del gioco. Abbiamo bisogno di tranquillità e normalità”. Secondo le imprese, “non si può cancellare con un colpo di spugna uno stabilimento che rappresenta la storia della città, che caratterizza fortemente da 60 anni il tessuto economico-produttivo di Taranto e della sua provincia e che ha distribuito ricchezza per almeno tre generazioni”. Né è possibile, aggiungono, “immaginare di poter consentire che continui a marciare con le stesse logiche che lo hanno sostenuto finora: occorre intervenire per una riconversione possibile e per far questo esistono risorse e metodologie ben definite, volontà condivise anche dallo stesso stabilimento siderurgico e progetti in parte già in itinere”.

A manifestare sono state le imprese associare a Confindustria Taranto e a Confapi. Le ditte dell’indotto esprimono forte “preoccupazione per un futuro -si afferma- sempre più incerto ma soprattutto non intravedono, nonostante l’intervento del 50% dello Stato nell’ex Ilva e nonostante un accordo che sembrava aver posto un importante punto fermo nell’annosa vertenza, un piano alternativo che possa restituire loro garanzie per il prosieguo delle loro attività”.

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