Ex Ilva, verso lo spegnimento della batteria 12. L’azienda ricorre al Tar, ambientalisti fanno sit-in

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Diventa un caso la batteria numero 12 della cokeria del siderurgico di Taranto, che Acciaierie d’Italia, ex Ilva, da oggi deve avviare allo spegnimento in base a un decreto ministeriale del 25 giugno scorso. Il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, non ha concesso la proroga per la fine dei lavori di messa a norma ambientale da fine giugno 2021 a fine gennaio 2022 chiesta dall’azienda e l’impianto attualmente non risulta completo.

Oggi alle 10, sotto la prefettura di Taranto, ci sarà un sit-in per il fermo della cokeria Ilva da parte del Comitato cittadino per la salute e l’ambiente a Taranto. E oggi in una intervista al “Sole 24 Ore”, Lucia Morselli, amministratrice delegata di Acciaierie d’Italia, rivela che contro il decreto di Cingolani è stato opposto ricorso al Tar del Lazio. “In tempo di Covid e con i provvedimenti di proroga generalizzata non ci sembra una decisione giusta”, commenta l’ad Morselli.

Già nei mesi scorsi l’ex Ilva aveva presentato ricorso al Tar Lazio contro un provvedimento dell’ex ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, sempre sulla tempistica dei lavori di messa a norma ambientale degli impianti. Attualmente -anche se il cda non è ancora insediato- Acciaierie d’Italia è una società pubblico-privata: lo Stato, attraverso Invitalia, esprime il 38% del capitale e il 50% dei diritti di voto. Il fronte ambientalista, intanto, preme per lo stop della batteria 12 che, come le altre analoghe, produce il coke che alimenta gli altiforni.

Alle 10.30 di oggi vi sarà un incontro di una delegazione con il prefetto di Taranto, Demetrio Martino. Ne faranno parte Massimo Castellana di ‘Genitori Tarantini’, Alessandro Marescotti di Peacelink e da Giovanni De Vincentis del Wwf. Al prefetto, spiegano le associazioni, verrà illustrata “un’iniziativa di richiesta d’intervento per danno o minaccia di danno ambientale in base all’articolo 309 del Codice dell’Ambiente”. La stessa iniziativa verrà poi illustrata alle 12, davanti alla prefettura, in una conferenza stampa. “È un’iniziativa di cittadinanza attiva -spiega il Comitato salute e ambiente- finalizzata a ribadire la necessità del fermo della batteria 12 della cokeria di Taranto e del conseguenziale fermo dell’area a caldo dell’Ilva considerata causa di un rischio inaccettabile per la salute in base alla recente Valutazione Danno Sanitario realizzata in contraddittorio con ArcelorMittal Italia e basata sugli attuali dati produttivi ed emissivi autorizzati fino a 6 milioni di tonnellate/anno di acciaio”.

Nelle ultime ore, esponenti sindacali hanno dichiarato che “l’impressione prevalente in fabbrica è che si vada allo spegnimento della batteria 12, questo stanno sostenendo anche i capi”. “In ogni caso, però -aggiungono i sindacalisti- l’eventuale stop dell’impianto non determinerebbe una minore disponibilità di coke, né sarebbe d’impedimento al riavvio dell’altoforno 4, che vedrà tra una decina di giorni la fine dei lavori a cui è stato sottoposto, perché nell’ultimo incontro Acciaierie d’Italia non ha escluso la possibilità di acquistare coke dall’esterno e che stava valutando questa possibilità”.

In base al decreto Cingolani, il processo di “messa fuori produzione” della batteria 12 l’azienda lo “deve immediatamente avviare dall’1 luglio 2021 e concludere tale processo entro e non oltre 10 giorni”. Va comunque detto che la fermata di una batteria ha meno complessità tecnica rispetto alla fermata di un altoforno. Quattro gli interventi ambientali che l’azienda deve effettuare sulla batteria 12, evidenziati dal ministro Cingolani nel decreto, per “garantire il rispetto del limite polveri di 25 grammi per tonnellata di coke” e il “miglioramento del sistema di aspirazione allo sfornamento”.

Il riavvio della batteria, scrive il ministro, potrà avvenire “solo previa verifica da parte dell’autorità di controllo del completamento degli interventi di adeguamento previsti dal Dpcm del 29 settembre 2017”. Il ricorso al Tar Lazio sulla batteria 12 apre un secondo fronte di conflitto nel giro di pochi giorni tra Acciaierie d’Italia e Stato. Il primo riguarda la cassa integrazione ordinaria in atto da lunedì per 981 addetti a Genova e 4.000 a Taranto (numero massimo).

Il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, anche alla luce degli scontri che ci sono stati a Genova, aveva infatti chiesto all’azienda di soprassedere alla cig ma ha ricevuto un diniego. “Siamo nell’ambito del galateo istituzionale”, ha dichiarato Orlando qualche giorno fa a proposito del no dell’ex Ilva, “quando si passerà a valutare la congruità del provvedimento, cosa che il ministro può fare solo dopo che la cassa è stata attivata con le risorse proprie, vedremo se ci sono gli strumenti per contestare quella scelta”. Quanto all’incontro dell’8 luglio al Mise, il ministro del Lavoro ha sostenuto “che ci può dare degli strumenti anche in più, eventualmente, per contestare la scelta della cassa, se risulterà, come a prima impressione mi pare risulti, in contrasto con l’ambizione di conquistare nuove quote di mercato

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