Sanità, il giudice ordina alla Asl di Lecce di stabilizzare gli oss

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Con provvedimento d’urgenza, il giudice della sezione Lavoro ha ordinato all’Asl di Lecce di definire la procedura di stabilizzazione degli operatori sociosanitari (Oss). Ciò, secondo quanto deciso dal giudice del Lavoro di Lecce, dovrà essere fatto in esecuzione della legge Madia (decreto legislativo 75/2017), secondo cui le amministrazioni, al fine di superare il precariato, ridurre il ricorso a contratti a termine e valorizzare la professionalità acquisita dal personale con rapporto di lavoro a tempo determinato, possono, fino al 31 dicembre 2021, assumere a tempo indeterminato personale non dirigenziale che possegga i requisiti di anzianità previsti dalla stessa legge.

Nella fattispecie in esame, giunta davanti al giudice per effetto del ricorso di numerosi Oss assistiti dall’avvocato Pietro Quinto, era accaduto che la Asl, pur avendo attivato le procedure per la stabilizzazione e verificato il possesso dei requisiti di legge, non aveva definito il procedimento e, per la sopravvenuta cessazione del rapporto a termine, gli interessati erano rimasti senza lavoro. Da qui il ricorso con richiesta di un provvedimento d’urgenza che ordinasse all’amministrazione di definire le procedure. Il giudice, in via preliminare, ha sottolineato la propria competenza nella specifica materia, accertando poi che la Asl aveva manifestato la volontà di stabilizzare i ricorrenti dando avvio al reclutamento del personale sociosanitario, ma “successivamente disattendeva tale determinazione, venendo contra factum proprium, e causando un ingiustificabile arresto della procedura”.

Dopo avere esaminato tutti gli atti del procedimento, così come documentati dal difensore, il giudice ha affermato che nella fattispecie trovano applicazione le regole del diritto privato, “per cui la mancata definizione della procedura di stabilizzazione da parte della Asl deve ritenersi contraria ai principi di buona fede e correttezza previsti dal codice civile, idonea ad arrecare un concreto ed immediato pregiudizio ai ricorrenti, costretti, sine die, ad un’ingiustificata situazione di immobilità ed incertezza”. Il giudice, inoltre, ha evidenziato l’estrema urgenza del caso leccese, poiché l’interruzione della procedura di stabilizzazione determina una situazione di carenza di tutela della posizione giuridica dei ricorrenti non altrimenti tutelabile se non con l’intervento giurisdizionale d’urgenza.

In conclusione il giudice ha affermato che all’amministrazione pubblica può essere richiesto di proseguire nella selezione, giungendo a una sua definizione, con un provvedimento conclusivo. “L’importanza del provvedimento, ampiamente motivato sia in fatto che in diritto – ha sottolineato l’avvocato Pietro Quinto – ha una valenza di carattere generale e riguarda tutti gli operatori sanitari del settore ospedaliero, anche a livello regionale, che possono legittimamente ambire, ricorrendone i presupposti, alla stabilizzazione prevista dalla legge Madia. L’ordinanza è poi estremamente importante perché, pur nei limiti dell’incidenza sull’autonomia discrezionale della pubblica amministrazione, ha evidenziato che quest’ultima è comunque tenuta al rispetto dei principi di buona fede e correttezza, anche nel rapporto di lavoro con i suoi dipendenti, sicché la violazione di tali principi – ha concluso l’avvocato Pietro Quinto – consente l’intervento, su apposito ricorso, del giudice ordinario per il ripristino della legalità violata”.

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