Albini: lavoratori di Mottola presidiano il sito in difesa degli impianti

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Presidio permanente dei lavoratori tessili (116 in tutto) dello stabilimento Albini di Mottola (Taranto) per evitare che l’azienda, il cui quartiere generale è ad Albino (Bergamo), porti via impianti e attrezzature a seguito della cessazione dell’attività e della messa in liquidazione della società, Tessitura di Mottola. Quest’ultima creata negli anni 2000 con i fondi pubblici della legge 181 del 1989 sulla reindustrializzazione delle aree di crisi siderurgica.

“I lavoratori -spiega Emiliano Giannoccaro della Femca Cisl- stanno presidiando a turni lo stabilimento perché dopo che Albini, il 13 luglio, ci ha comunicato che la società è stata liquidata definitivamente, temono fortemente che adesso le macchine possano essere portate man mano via. Noi questo non lo vogliamo perché riteniamo che quello stabilimento, con un’altra gestione, un altro gruppo imprenditoriale, possa essere rilanciato”.

“Abbiamo già prospettato la situazione al prefetto di Taranto, Demetrio Martino – aggiunge Giordano Fumarola, segretario Filctem Cgil -, ma qui, oltre al disimpegno totale dell’azienda, c’è anche un altro problema importante da affrontare: l’uso della cassa integrazione”. “Il Governo -prosegue Fumarola- ha accordato al tessile una tranche ulteriore di cassa integrazione Covid sino a fine ottobre proprio perché si tratta di un settore duramente colpito dalla pandemia. Albini, però, non ne vuole sapere. Vuole invece fermare la cassa Covid e passare a quella straordinaria, per cessazione di attività, che durerebbe un anno, dopodiché i lavoratori accederebbero ad altri ammortizzatori sociali come la Naspi, il trattamento di disoccupazione”. “Noi non siamo d’accordo, abbiamo respinto la cig per cessata attività e il 22 luglio, in video call, avremo un confronto col ministero del Lavoro e l’azienda ci farà sapere se accetta o meno la cig Covid” rileva Fumarola. “Registriamo intanto che ci sono ritardi sul pagamento corrente della cassa integrazione in quanto l’azienda Albini ha inviato solo ieri all’Inps la documentazione che mancava” rileva Fumarola. Lo stabilimento è intanto fermo da quasi un anno.

Per Giannoccaro, “bisogna anche accelerare e chiarire la situazione rispetto alla possibilità che ad Albini subentrino altri gruppi. L’azienda ha incaricato una società di scouting, la Vertus, e ci ha detto che ci sarebbero delle manifestazioni di interesse per il sito di Mottola. Non abbiamo saputo nulla pero'”. “Così come – specifica Giannoccaro – non abbiamo saputo nulla degli interventi messi in campo dalla Regione Puglia. Dalla task force lavoro e occupazione ci è stato detto che si era fatta avanti un’associazione temporanea di imprese del tessile, ma, al di là dell’annuncio, non sappiamo nulla”.

In una lettera al prefetto di Taranto, Fumarola e Giannoccaro, insieme ad Amedeo Guerriero, segretario Uiltec Uil, hanno chiesto un intervento circa la proseguibilità della cassa integrazione Covid per Albini di Mottola, “visti i tantissimi altri interventi analoghi”, un percorso che traguardi “la reindustrializzazione del sito e con esso il recupero professionale di tutti i dipendenti interessati”, il pagamento della cig di giugno 2021 visto che lavoratori e famiglie sono “ancora senza alcuna forma di sostentamento”, e, infine, la verifica dei possibili nuovi investitori. Questo, concludono le sigle dei tessili, per “evitare di far correre inutilmente ulteriore tempo che potrebbe risultare inevitabilmente perso”.

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