Moglie e figli dell’ex direttore di banca ucciso: “Confidiamo nella giustizia”

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“Un sentito ringraziamento e un plauso all’operato e alla professionalità dei carabinieri e della magistratura per aver individuato in poche ore i responsabili di un’atrocità che ha strappato alla vita a nostro padre. Confidiamo nella giustizia e chiediamo giustizia”. Così la moglie e i figli di Giovanni Camamuscio, 69 anni, l’ex direttore di banca, ucciso a colpi di pistola a Lequile (Lecce), la sera del 16 luglio scorso.

I familiari hanno scritto una lettera consegnata all’avvocato Stefano Pati del foro di Lecce. In 48 ore sono stati sottoposti a fermo due persone: prima un cittadino di origine albanese, Paulin Mecaj, 31 anni, e poi Andrea Capone, 28 anni, entrambi residenti a Lequile. Le udienze di convalida dei fermi, disposti dal sostituto procuratore Alberto Santacaterina, sono previste per oggi dinanzi al gip del tribunale di Lecce, Laura Liguori. Entrambi sono accusati di omicidio aggravato in concorso, porto abusivo di arma alterata e ricettazione.

“Chiediamo giustizia fino in fondo, pur nella triste e sconfortante consapevolezza che anche la più esemplare delle condanne e delle pene non ci darà indietro l’amore, l’affetto di uomo, di un padre, di un marito, di un nonno speciale”, dicono i familiari di Caramuscio. “Non ci darà indietro una persona impareggiabile che era il nostro tutto. Quanto è successo non ha giustificazione alcuna. Un dramma che ci ha lasciati nella più profonda disperazione, con un vuoto incolmabile. Che ha stravolto le nostre vite. Chiediamo rispetto e comprensione del nostro infinito dolore e ringraziamo tutti coloro che ci stanno dimostrando vicinanza e affetto”, concludono.

Stando a quanto ricostruito dai carabinieri, l’ex direttore di banca era uscito con la moglie per andare a prelevare del contante. Mentre stavano raggiungendo lo sportello bancomat, Capone avrebbe bloccato il 69enne nei pressi dell’istituto di credito: l’ex direttore di banca avrebbe reagito tentando di liberarsi e a quel punto Mecaj avrebbe fatto fuoco tre volte. Per Caramuscio non c’è stato niente da fare. Si è accasciato sull’asfalto ed è morto.

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