Droga ed estorsioni a Ostuni, la boss 48enne si faceva chiamare ‘Rosy Abate’

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Al telefono si faceva chiamare Rosy Abate, come la protagonista di una fiction tv: è quanto emerge dalle intercettazioni dell’inchiesta della procura di Brindisi, sfociata oggi nell’arresto di 6 persone di Ostuni (Brindisi) con le accuse, a vario titolo, di detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente, cocaina ed eroina, ed estorsioni. La donna, 48 anni, è finita in carcere ed è la moglie del 50enne che, stando a quanto contestato nell’ordinanza di custodia cautelare, avrebbe avuto un ruolo di primo piano.

Il blitz è stato chiamato Rosy Abate partendo da quella intercettazione e ha visto impegnati gli agenti della Squadra Mobile di Brindisi e del commissariato di Ostuni. L’inchiesta -com’è stato spiegato in conferenza stampa oggi- scaturisce dall’arresto del 50enne: gli agenti avevano il sospetto che l’attività di spaccio potesse continuare attraverso la donna, così come è poi emerso dagli accertamenti.

La droga era destinata alle piazze di Ostuni e Ceglie Messapica (Brindisi), mentre il rifornimento avveniva attraverso canali pugliesi e nel napoletano per la cocaina. Sono stati documentati anche metodi intimidatori-estorsivi nei confronti di chi accumulava debiti nel pagamento della droga.

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