Violenza sulle donne. Arcivescovo di Taranto: ripartire dal rispetto verso l’altro

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Una lunga lettera scritta per dire che “non basta l’indignazione di un momento” ma che bisogna interrogarsi in modo serio e agire “partendo necessariamente dall’educazione al rispetto dell’altro”. Sono le parole di monsignor Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto, che ha deciso di rivolgersi alla comunità cittadina dopo quanto accaduto in città nelle ultime settimane.

Il riferimento è “alle notizie di cronaca che raccontano della crudele violenza subìta da tre donne, di cui una disabile” ovvero una madre scampata alla furia omicida del marito che poi si è tolto la vita, a una giovane donna che ha “trovato il coraggio di denunciare le ripetute violenze subìte da un branco di uomini senza scrupoli né coscienza e poi gli abusi su una disabile da parte di otto autisti dell’Amat attualmente indagati”, ricorda l’arcivescovo che con rammarico nota che “nonostante le giornate dedicate, le campagne di sensibilizzazione, la donna continua a essere considerata come oggetto subordinato al maschio, oggetto del suo possesso malato”.

Serve riaffermare “il valore principe della convivenza – dice – che è quello del rispetto della persona che non può essere ritenuta di uso personale, mercificata”. Per il prelato “l’ideologia attualmente dominante è l’individualismo che si manifesta in varie maniere fino ad assumere la forma clamorosa del delitto”. “La donna diventa così una preda – sottolinea- vittima degli atti inqualificabili di uomini che in gruppo, in branco, degenerano la nostra umanità”. Da qui il monito: “L’altro non è un oggetto, ha una sua dignità e non va considerato come oggetto di un mio potere”. Fiducioso nella magistratura, Santoro invita “tutta la comunità cittadina a una profonda riflessione su come tutto questo possa essere accaduto e su come adoperarsi perché nessuna donna sia di nuovo in pericolo”.

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