“Per l’ex Ilva la valutazione di impatto ambientale-sanitario sia obbligatoria”

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In un’interrogazione scritta presentata lo scorso 29 luglio la senatrice Bianca Laura Granato di L’Alternativa C’è, in collaborazione con l’eurodeputata Greens/EFA Rosa D’Amato, ha chiesto al governo di obbligare per legge l’acciaieria di Taranto a presentare la Valutazione Integrata di Impatto Ambientale e Sanitario.

“Le difformità legislative sullo stabilimento di Taranto sono enormi -scrivono le due parlamentari-. A partire dal decreto legge 101/2013 che concede all’Ilva l’uso di due discariche al suo interno senza aver effettuato un’istruttoria tecnica per la verifica dei requisiti. Un’enorme agevolazione economica, oltre a una violazione della tutela ambientale, perché consente lo smaltimento in proprio di rifiuti altrimenti destinati a discariche esterne, a costi superiori. Secondo il Codice dell’Ambiente – prosegue la senatrice Granato con l’eurodeputata D’Amato – lo stabilimento siderurgico è un impianto soggetto a Valutazione di Impatto Ambientale, rilasciato dal ministero della Transizione Ecologica. Ma questo documento manca e il decreto legge 136/2013 concede all’Ilva di ritenere ottemperata l’Autorizzazione Integrata Ambientale anche realizzando soltanto l’80% degli interventi previsti, senza specificare neanche quali e senza fornire una priorità di adeguamento”.

“Manca, anche e soprattutto, la Valutazione di Impatto Sanitario predisposta in conformità alle linee guida del ministro della Salute – aggiungono Granato e D’Amato – La VIS attualmente è richiesta solo per alcune tipologie di impianti, e tale scelta è immotivata; sarebbe dunque auspicabile e opportuno un intervento normativo per l’introduzione dell’obbligo della Valutazione Integrata di Impatto Ambientale e Sanitario nell’ambito delle procedure di AIA e di VIA”.

“Al di fuori delle necessità burocratiche -scrivono ancora le parlamentari- va sottolineato che questi documenti servono nel caso di industrie potenzialmente inquinanti e con ricadute pesanti sulla popolazione nelle vicinanze dello stabilimento: uno studio recentemente pubblicato sulla rivista “Nature” ha identificato piombo e arsenico e la loro interazione, come fattori di rischio importanti nell’aumentare la probabilità dei problemi neurocomportamentali nei bambini residenti nella provincia di Taranto. Sono stati rilevati, inoltre, l’iperattività aumentata e i tratti psicopatologici, l’invalidità del comportamento sociale e un maggiore rischio di autismo nei quartieri più vicini alle emissioni industriali (Tamburi e Paolo VI). Anche il Consiglio di Stato, infine, con la recente sentenza n. 4802 del 2021 ha ribadito l’esistenza del complessivo impatto ambientale e sanitario determinato dalla presenza sul territorio dello stabilimento siderurgico, affermando, tra l’altro, l’esistenza di un pericolo ordinariamente collegato allo svolgimento dell’attività produttiva dello stabilimento. A fronte di tanti dati che riconoscono rischi in campo ambientale e sanitario -concludono Granato e D’Amato- il governo non può proseguire oltre la sua latitanza, deve dare risposte ai tarantini e a noi tutti con la chiusura definitiva delle fonti inquinanti . Abbiamo aspettato abbastanza”

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