Profughi afgani a Bari chiedono tappetini per pregare. Caritas: “Parrocchie segnalino strutture accoglienza”

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“Come Caritas vogliamo essere pronti per una possibile ed eventuale accoglienza di profughi provenienti dall’Afghanistan e per questo abbiamo già chiesto alle comunità parrocchiali, religiose e alle aggregazioni laicali, di comunicarci la disponibilità di appartamenti e strutture, così come di figure professionali per l’integrazione, come i mediatori culturali”. Così il direttore della Caritas Bari-Bitonto, don Vito Piccinonna, con riferimento ai primi 40 profughi afgani accolti ieri in Puglia, su decisione del governatore Michele Emiliano, e ospitati in Covid hotel per la quarantena.

“Abbiamo inviato una nota su indicazione del vescovo (Giuseppe Satriano, ndr) perché vorremmo prepararci ad accogliere famiglie o singoli attraverso corridoi sanitari e umanitari non ancora attivi”, spiega il direttore. Nella lettera si fa riferimento a “scene drammatiche dall’Afghanistan” e si dice che “in collaborazione con Migrantes” si ritiene “opportuno costruire una rete di accoglienza diocesana per far fronte tempestivamente a questa emergenza umanitaria che non può lasciare indifferenti”.

La richiesta riguarda “appartamenti o strutture consone all’accoglienza” e per arrivare a individuare in modo particolare “da 2 a 5 appartamenti per nuclei familiari e strutture in cui far convivere 5-6 persone al massimo”. “Le segnalazioni vanno inoltrate all’indirizzo mail segreteria@caritasbaribitonto.it”mailto:segreteria@caritasbaribitonto.it” e sono necessarie per costruire le progettazioni del caso all’interno della cornice di riferimento che verrà eventualmente data da Caritas Italiana, e/o dal Governo Italiano: tempi di accoglienza, tipologia di accoglienza, logistica, programmi individualizzati ed obiettivi”, conclude la lettera.

Quando ieri sera intorno alle 22 sono arrivati a Bari, nel Covid hotel che li ospitera’ per almeno sette giorni di quarantena, la prima cosa che hanno chiesto sono stati vestiti per potersi cambiare e tappetti per poter pregare. Tra i primi 40 profughi giunti a Bari ci sono 13 minorenni, due in più rispetto alle prime notizie, tra gli 8 e i 13 anni. Due dei bimbi sono arrivati in Italia, attraverso il corridoio umanitario, senza genitori, affidati a conoscenti e la Protezione civile sta approfondendo la situazione. C’è anche una donna incinta, complessivamente sono otto i nuclei familiari e tre persone singole. Un uomo è in condizioni di salute precarie e necessita di cure.

Al lavoro ci sono gli operatori della Protezione civile regionale, con il supporto di mediatori culturali e con l’assistenza sanitaria della Asl Bari. Nel gruppo dei 40 afghani c’e’ anche un uomo che da cinque anni viveva già in Italia, ma che saputo quanto stava accadendo nel suo Paese è tornato a Kabul per salvare la moglie. “In questo momento -dice Mario Lerario, capo della Protezione civile pugliese- stiamo guardando alle esigenze delle singole persone, è gente che ha una gran voglia di vita e serenità. È importante sostenerle, sono in una condizione di grande difficoltà e hanno bisogno di accoglienza”.

Per almeno una settimana non potranno uscire dall’hotel alla periferia di Bari e nemmeno incontrare altre persone, nel rispetto delle regole anti Covid. “Dopodiché decideranno se intraprendere il percorso con la richiesta dello status di rifugiato politico”, aggiunge Lerario. E’ possibile fare anche donazioni rivolgendosi alla Protezione civile pugliese, servono soprattutto abiti e generi di prima necessità.

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