L’inchiesta sulla corruzione degli agenti nel carcere di Trani partita grazie alla denuncia di alcuni colleghi. il sindacato Sappe: “Nostro supporto sempre”

“Chissà che piega avrebbe preso l’indagine della magistratura sul carcere di Trani senza il coraggio, l’abnegazione, la professionalità di alcuni poliziotti penitenziari che, rischiando molto in termini lavorativi, umani e psicologici, hanno denunciato tutta una serie di situazioni molto gravi che, vedono ancora il penitenziario tranese, che è stato per anni il fiore all’occhiello dell’amministrazione penitenziaria, alla ribalta delle cronache giudiziarie, dopo la rocambolesca ed annunciata evasione di due detenuti”. Così il Sindacato autonomo polizia penitenziaria (Sappe) circa l’indagine della Procura di Trani che ha portato all’arresto per corruzione di due appartenenti al Corpo che, in particolare nel periodo interessato dal lockdown, avrebbero favorito alcuni detenuti nella fruizione di colloqui con i familiari oltre il numero consentito, in cambio di denaro e altre utilità (generi alimentari e regalie, ad esempio telefoni cellulari e personal computer).

A condurre le indagini la stessa Polizia Penitenziaria del Nucleo Investigativo Regionale di Bari, in coordinamento con la sede centrale del Nucleo Investigativo Centrale. In tutto ci sono 29 indagati. Il segretario nazionale del Sappe Federico Pilagatti ricorda che in questi anni “a differenza degli altri sindacati poco attenti o conniventi, è stato l’unico baluardo che ha supportato in tutte le sedi quei coraggiosi poliziotti che hanno raccontato tutto quello che di strano accadeva a Trani, a partire dai responsabili regionali dell’amministrazione penitenziaria, per finire ai piani alti del Dap. Molti sono stati in questi anni gli incontri al Dap di chi scrive accompagnato dal segretario generale del Sappe Donato Capece, per chiedere provvedimenti concreti che stroncassero tutti quei comportamenti di cui ora si occupa la magistratura, inutilmente”.

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