Acciaierie d’Italia chiede più sfornamenti di carbon coke, associazione Peacelink: “Allibiti da questa richiesta, aumenterebbero le emissioni cancerogene”

129 Visite

Si riaccende lo scontro sull’Ilva di Taranto, ora Acciaierie d’Italia, a pochi giorni (il 13 dicembre) dal vertice convocato al Mise dal ministro Giancarlo Giorgetti con sindacati e azienda. Oggi l’associazione ambientalista Peacelink, molto attiva sul fronte dell’acciaieria, ha scritto al ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, per opporsi alla richiesta inoltrata al ministero da Acciaierie d’Italia “volta a ottenere l’autorizzazione ad un maggior numero di sfornamenti di carbon coke dalle batterie attualmente in uso”.

“È una richiesta che ci ha lasciato allibiti -sostiene Alessandro Marescotti di Peacelink- in quanto è una evidente modifica peggiorativa dell’autorizzazione integrata ambientale dell’Ilva del 2012 che fissa a 24 ore il tempo di distillazione del coke. Acciaierie d’Italia chiede di essere autorizzata a ridurre i tempi di distillazione del carbon coke. Una riduzione dei tempi di distillazione porta necessariamente a far marciare più rapidamente i forni e questo provoca tecnicamente un incremento delle emissioni. Tale modifica richiesta da Acciaierie d’Italia -prosegue Peacelink- riguarda la cokeria, uno degli impianti più critici e inquinanti dello stabilimento Ilva, da cui fuoriescono sostanze notoriamente cancerogene come il benzene e gli idrocarburi policiclici aromatici”.

Peacelink sostiene che “nell’Autorizzazione Integrata Ambientale del 2012 c’era una norma molto importante che, allungando il tempo di distillazione del coke a 24 ore, rallentava i ritmi di produzione della cokeria. Se venisse accettata la richiesta di Acciaierie d’Italia -si evidenzia- i ritmi di produzione ritornerebbero ad essere accelerati e le tre batterie della cokeria in funzione produrrebbero per quattro, aggirando il recente stop della batteria 12”. Inoltre, “riducendo le ore di cottura del coke, verrebbero aumentati gli sfornamenti e con essi le famigerate emissioni di sostanze cancerogene della cokeria”.

Secondo Marescotti, “stiamo assistendo sbigottiti a questo tentativo di allentare i vincoli dell’Autorizzazione ambientale del 2012. L’ingresso dello Stato nell’azienda, così facendo, riduce le tutele ambientali invece di aumentarle, esponendo lavoratori e cittadini a ulteriori rischi sanitari inaccettabili”

Promo