Test genomico evita chemioterapie superflue per cura del tumore al seno. La ricerca del dr. Cinieri dell’ospedale “Perrino” di Brindisi

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“Nel 2020 in Italia sono stati stimati circa 55mila nuovi casi di tumore della mammella e 834.200 persone vivono dopo la diagnosi -spiega Saverio Cinieri, Presidente di AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) e Direttore dell’Oncologia Medica e Breast Unit dell’Ospedale ‘Perrino’ di Brindisi-. I test genomici rappresentano uno strumento che si aggiunge alle armi terapeutiche a disposizione degli oncologi, per decidere se a una paziente dovrà essere somministrata o meno la chemioterapia adiuvante in aggiunta all’ormonoterapia standard”.

“Circa un terzo delle pazienti con tumore del seno in fase iniziale positivo al recettore ormonale, HER2-negativo, presenta una malattia che si è diffusa ai linfonodi e due su tre sono in menopausa -continua il prof. Cinieri-. La maggior parte oggi viene trattata con la chemioterapia adiuvante, con una comprensibile prevalenza di atteggiamenti prudenziali. I risultati di RxPONDER possono cambiare questa tendenza e segnano un ulteriore tassello a favore del test molecolare a 21 geni quale strumento in grado di supportare il clinico nella personalizzazione della terapia. Nel 2018, lo studio TAILORx infatti aveva già analizzato il ruolo della chemioterapia nelle pazienti senza interessamento dei linfonodi, dimostrando che, grazie a questo test genomico, è possibile identificare il ristretto numero di donne, circa il 20%, che traggono un beneficio sostanziale dalla chemioterapia, risparmiando alla vasta maggioranza, circa l’80%, la tossicità e gli effetti collaterali legati ai regimi chemioterapici”.

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