“Porta tutti i documenti”, il contatto diretto della moglie del Prefetto con il caporale. Cosa dicono le intercettazioni

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Dall’inchiesta condotta dai carabinieri del nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Manfredonia e da colleghi del nucleo ispettorato del lavoro di Foggia, coordinata dalla procura di Foggia si evince il rapporto molto stretto tra una amministratrice delle aziende coinvolte, Rosalba Livriero Bisceglie moglie del prefetto Michele di Bari, e l’uomo riconosciuto come il caporale responsabile dello sfruttamento della manodopera straniera spesso irregolare.

È emerso, si legge nell’ordinanza, “che la Livrerio Bisceglia ha impiegato per oltre un mese braccianti reclutati dal Saidy (il gambiano Bakary Saidy, uno dei due ‘caporali’ arrestati, ndr) al quale ella si è rivolta direttamente”. La donna, aggiunge il magistrato, “è consapevole delle modalità delle condotta di reclutamento e sfruttamento, nella misura in cui si rivolge ad un soggetto, quale il Saidy, di cui non può non conoscersi il modus operandi”.

L’indagata, prosegue il documento, “dispone del numero di telefono del Saidy e chiama costui personalmente, si preoccupa, dopo i controlli, di compilare le buste paga, chiama Saidy e non i singoli braccianti per dirgli come e perché si vede costretta a pagare con modalità tracciabili e concorda, tramite Bisceglia Matteo (altro indagato, ndr), che l’importo della retribuzione sarà superiore a quella spettante e che Saidy potrà utilizzare la differenza per pagare un sesto operaio che, evidentemente, ha operato in nero”.

In particolare, viene rilevato, “i dialoghi sulle modalità di pagamento (successivi all’attività di controllo) costituiscono dati univoci del ruolo attivo dei Bisceglia nella condotta illecita di impiego ed utilizzazione della manodopera reclutata dal Saidy, in quanto rivelano una preoccupazione ed una attenzione per la regolarità dell’impiego della manodopera solo successiva ai controlli”. “Porta da Nico tutti i documenti -si ascolta dire dalla Bisceglia in una intercettazione-. Devi portare prima perché così io devo fare ingaggi… e poi il giorno dopo iniziate a lavorare”.

È di circa 5 milioni di euro all’anno il volume d’affari delle aziende coinvolte nell’inchiesta sul caporalato della procura di Foggia. Le società oggetto del provvedimento, che sono state sottoposte a controllo giudiziario, sono dieci e sono riconducibili, secondo gli investigatori, a dieci soggetti che sono stati colpiti dalla misura cautelare.

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