Ex Ilva, Giustizia per Taranto: “Ancora 10 anni di pene e di morte”. Il Comitato Taranto Libera raccoglie firme per denuncia getto pericoloso

“Viene dunque confermata l’intenzione di sperperare ulteriori, ingentissimi, fondi pubblici per regalare a Taranto, e ai tarantini, ancora dieci anni di pene e di morte, poiché occorre avere riguardo della sostenibilità economica e della produttività della fabbrica. Tutto questo accade solo nella repubblica indipendente dell’ex Ilva, con deroghe e proroghe che a nessun’altra attività sarebbero concesse in presenza di rischi per la salute e la vita umana”. Lo sottolinea il movimento ambientalista Giustizia per Taranto all’indomani del vertice al Mise su Acciaierie d’Italia.

Nel corso dell’incontro, viene fatto rilevare, “è stato illustrato il piano industriale di massima per l’ex Ilva: l’uscita dal carbone e l’utilizzo dell’idrogeno (da capire se da fonti rinnovabili o meno, cosa affatto indifferente) passa dai cinque anni previsti a dieci, durante i quali si intende mettere in atto una fase di transizione mediante il rifacimento dell’altoforno 5 e un forno elettrico alimentato con preridotto, gestito dallo Stato senza ArcelorMittal”.

Servono “quasi 5 miliardi di euro -osserva Giustizia per Taranto- che nessuno possiede e che si punta a recuperare dai fondi del Pnrr. In dieci anni, e con tutti quei soldi, si potrebbe benissimo chiudere la fabbrica e disegnare il nuovo volto economico e sociale del nostro territorio, senza gli enormi danni che la fabbrica produce (e continuera’ a produrre) a tutti i livelli, non ci stancheremo mai di pretenderlo”, conclude il movimento.

Comitato Taranto Libera, 1.500 firme per denuncia getto pericoloso

Sono 1.500 le firme raccolte dagli inizi di dicembre ad oggi dal comitato Taranto Libera per presentare denuncia in procura a Taranto, per getto pericoloso di cose e avvelenamento delle acque e delle sostanze alimentari in relazione al sito siderurgico della città. Lo apprende LaPresse dal comitato costituito nel capoluogo ionico nel 2010, per chiedere la chiusura di grandi industrie inquinanti e la promozione di uno sviluppo economico alternativo e pulito per il capoluogo ionico.

“La denuncia sarà presentata il prossimo 21 dicembre”, dice all’agenzia LaPresse il giornalista Luciano Manna di Taranto, fondatore della testata VeraLeaks nel 2018. Manna è stato anche testimone citato dalla procura tarantina nel processo ‘Ambiente svenuto’ che lo scorso mese di maggio ha portato alla condanna in primo grado, con sentenza della Corte d’Assise di Taranto, dei principali imputati accusati di disastro ambientale in relazione alla precedente gestione dello stabilimento siderurgico ex Ilva di Taranto.

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