Banca Popolare di Bari, al processo parlano i primi testimoni. “Così crollò il valore delle azioni”

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Il Tribunale di Bari ha riammesso una ventina di testimoni, inizialmente esclusi, nel processo in corso nella Fiera del Levante di Bari sulla vecchia gestione della Banca Popolare di Bari. Nel processo sono imputati Marco Jacobini e il figlio Gianluca, rispettivamente ex presidente ed ex condirettore generale dell’istituto, per falso in bilancio, falso in prospetto e ostacolo alla vigilanza.

In apertura di udienza gli avvocati degli imputati hanno contestato la decisione del Tribunale di aver sfoltito, quasi dimezzandole, le liste dei testimoni presentate dalle difese. “Senza testimoni non potremo difenderci” hanno detto i legali. Oggi il Tribunale ne ha riammessi circa 20, portando così il numero totale dei testi che saranno citati a un centinaio.

I primi due sono stati sentiti ieri, i consulenti della Procura Vincenzo Chionna e Michele D’Anza, che hanno spiegato le ragioni del progressivo deprezzamento delle azioni da 9,50 a 2,30 euro tra il 2015 e il 2018, anche a seguito di una “discutibile transazione” con la compagnia assicurativa Aviva sull’acquisto delle azioni in vendita, “che alla fine -hanno spiegato i consulenti- ha sottratto liquidità per lo smobilizzo delle azioni sul mercato interno per circa 25 milioni di euro”.

In aula c’è stato anche un preliminare botta e risposta tra difese e accusa sui documenti da inserire nel fascicolo del dibattimento. Anche in questo caso il Tribunale, presidente del collegio Marco Guida, ha deciso ammettendo il deposito di gran parte degli atti, così come sollecitato dal procuratore Roberto Rossi, che ha coordinato l’indagine insieme con i sostituti Savina Toscani e Federico Perrone Capano. Nella prossima udienza del 28 dicembre saranno sentiti altri 6 testimoni dell’accusa, tra i quali due funzionari Consob.

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