Dalle intercettazioni sulle tangenti alla Protezione Civile, “ho dato manzetta di 2 kg e mezzo, tutti felici”. Carne e soldi per gli appalti

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“Ho dato la manzetta, ho dato tutte cose”. E “tutti felici e contenti, chist so l’ove”. Sono alcune delle conversazioni intercettate e riportate dalla gip del tribunale di Bari, Anna Perrelli, nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere per l’ex dirigente della protezione civile della regione Puglia, Mario Antonio Lerario, firmata all’esito della convalida dell’arresto in flagranza di reato, avvenuto lo scorso 23 dicembre, a Bari, per corruzione.

Le indagini delegate alla Finanza si riferiscono alla realizzazione dell’ospedale Covid a Bari. Complessivamente sono 8 gli indagati. Gli stralci si riferiscono al dialogo tra l’imprenditore Donato Mottola, finito ai domiciliari, e un familiare estraneo all’inchiesta, intercettato la sera del 22 dicembre scorso: “Nell’attesa di incontrare Lerario, Mottola chiamava” il familiare che gli chiedeva se “è arrivato quello”.

“Mottola rispondeva affermativamente, specificando che lui ha fatto tutto”. Il 23 dicembre, il pm ha interrogato Mottola “che dopo una reticenza iniziale ha confermato di aver consegnato al pubblico ufficiale, oltre alla manzetta (un taglio di carne particolarmente pregiato) anche la somma di denaro pari a 20mila euro”, scrive la gip. “Le dichiarazioni di Mottola risultano solo in parte confessorie (anche in ragione dell’evidenza dell’intercettazione riportata e che gli è stata fatta ascoltare), atteso che lo stesso ha riferito di aver consegnato la somma di sua iniziativa e per fare un regalo a Lerario”, prosegue la gip. Le dichiarazioni rese da Mottola risultano prive di qualsiasi coerenza logica, nell’inutile tentativo di ridimensionare la vicenda”, conclude la gip.

“Nel corso delle indagini, Lerario in due ma anche più occasioni, si è preoccupato di far bonificare il proprio ufficio dove erano state sistemate le cimici audio-video”. Lo scrive la gip del tribunale di Bari, Anna Perrelli, con riferimento alla sussistenza del pericolo di inquinamento delle prove per il dirigente della Protezione Civile arrestato Antonio Mario Lerario. È un passaggio dell’ordinanza di applicazione della custodia cautelare in carcere all’esito dell’udienza di convalida, in accoglimento della richiesta del procuratore capo di Bari, Roberto Rossi, e dell’aggiungo Alessio Coccioli.

“All’udienza di convalida del 26 dicembre Mario Antonio Lerario ha dichiarato di non aver mai chiesto nulla né a Lecce, né a Mottola e che l’iniziativa della dazione delle somme era partita dai due imprenditori”. È quanto si legge nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dalla gip del tribunale di Bari, Anna Perrelli, per l’ex dirigente della protezione civile della regione Puglia, Mario Antonio Lerario, all’esito dell’udienza di convalida dell’arresto in flagranza di reato, per corruzione, avvenuto a Bari, il 23 dicembre scorso. Mottola e Leccese, il primo di Noci (Bari) e il secondo di Foggia, sono due imprenditori finiti ai domiciliari nell’inchiesta in cui è coinvolto Lerario su appalti per conto della protezione civile pugliese.

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