Come funziona un clan che traffica droga, forniture da “grossisti” di Japigia e Madonnella, e anche da Terlizzi. Personale stipendiato secondo i ruoli

Nell’operazione di questa mattina che ha visto la Direzione Distrettuale Antimafia sgominare un’associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, con l’aggravante mafiosa (articolo 416 bis del codice penale), sono mersi alcuni particolari delle attività svolte dall’organizzazione criminale.

Le indagini furono avviate nel settembre del 2017, quando nella cittadina di Bitonto, si verificarono numerosi scontri armati tra i gruppi “Conte” e “Cipriano”, per il controllo delle piazze di spaccio di sostanze stupefacenti ed in particolare per il monopolio nella zona del “Ponte”.

Gli approfondimenti investigativi che fecero luce sulla morte di Anna Rosa Tarantino, (innocente vittima, attinta da colpi d’arma da fuoco in occasione di uno scontro a fuoco causato dal controllo del territorio), dimostrarono l’esistenza di una vera e propria guerra finalizzata al controllo militare dei luoghi di cessione delle sostanze stupefacenti, insistenti, in particolare, nel centro storico di Bitonto, esattamente nella zona prossima a via Arco di Cristo, era stata allestita una base logistica, dotata anche di sistemi di videosorveglianza, poi smantellata dagli investigatori. Nell’occasione, fu accertato come, nella città di Bitonto, fosse presente uno dei più organizzati gruppi di spaccio della Regione.

Le indagini, arricchite dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di Giustizia, si sono avvalse di numerosi riscontri effettuati sul territorio, con sequestri di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti, armi e munizionamenti ed arresti in flagranza di reato. L’organizzazione armata sarebbe stata strutturata come un’azienda, in cui i vari adepti sarebbero stati remunerati per il loro lavoro con somme settimanali paragonabili a veri e propri “stipendi”.

L’organizzazione annoverava anche i “…custodi della droga…”, i “custodi del denaro”, gli “…steccatori…” ed i “corrieri…”; ed ancora i referenti per la contabilità (rinvenuta e sequestrata dagli investigatori). Ognuno, secondo le ricostruzioni degli inquirenti, percepiva un suo stipendio. Dagli indizi raccolti, sarebbe emerso che l’organizzazione avrebbe garantito introiti dai 20 ai 30 mila euro al giorno riuscendo a smerciare, mensilmente, circa 30/40 kg. di stupefacenti tra cocaina, hashish e marijuana, ma anche amnesia.

La Polizia di Stato è riuscita ad individuare e smantellare anche una fitta rete di videosorveglianza abusivamente installata nelle strade pubbliche e nei pressi delle due roccaforti dello spaccio. Da quanto emerso dal compendio indiziario, l’organizzazione si sarebbe rifornita continuativamente da importanti grossisti di Bari (quartieri Madonella e Japigia) e Terlizzi.

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