Il Tribunale: “Appalti a persone legate ai clan, l’amministrazione Landella non ha fatto nulla per affermare la legalità” Le motivazioni della incandidabilità

“Le vicende esaminate dimostrano come l’organo di governo comunale nulla abbia fatto dinanzi a plurime anomalie, irregolarità e malfunzionamenti della macchina amministrativa dell’ente locale, per alcune vicende che hanno avuto particolare risalto mediatico, con conseguente accresciuta sfiducia della comunità locale, per riportare l’attività dell’amministrazione sui binari della legalità”. È un passaggio delle motivazioni alla base della dichiarazione di incandidabilità del tribunale di Foggia, per l’ex sindaco di Foggia, Franco Landella e per sette ex consiglieri comunali, in accoglimento del ricorso promosso dal ministero dell’Interno il 9 settembre 2021, dopo lo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose del 5 agosto.

Secondo i giudici sono mancate azioni in grado di “assicurare il rispetto dei principi di legalità, imparzialità, trasparenza, buon andamento e regolare funzionamento dei servizi affidati all’ente, il tutto al fine di alimentare la credibilità delle amministrazioni locali verso il pubblico ed il rapporto di fiducia dei cittadini verso le istituzioni”.Il tribunale, inoltre, ha evidenziato la presenza di “un contesto territoriale caratterizzato dalla pressante e deleteria presenza di agguerriti sodalizi mafiosi, in grado di insinuarsi subdolamente nel tessuto economico locale, tanto da avere nel tempo guadagnato l’appellativo di mafia imprenditoriale”.

“Una visione degli amministratori politici quali meri spettatori delle vicende amministrative e della vita del Comune non corrisponde al ruolo ed ai compiti normativamente assegnati agli amministratori comunali ed ai principi di legalità, trasparenza e buona amministrazione che devono ispirare e guidare in concreto l’azione politico amministrativa degli amministratori”, scrivono i giudici.

“Pur nella correttezza del principio della distinzione tra l’attività di gestione e quella di indirizzo e di controllo politico-amministrativo, ciò non esclude che l’inerzia dell’amministrazione sia addebitabile all’organo politico quando non risultino le attività di indirizzo e di controllo dirette a contrastare tale inerzia. Pur ove si volesse sostenere la difficoltà di esercitare un controllo su tutti gli atti amministrativi, non può non evidenziarsi che in tutti i casi esaminati non vi è alcuna prova che gli amministratori abbiano posto in essere alcun controllo e di alcun genere sull’operato degli amministrativi”.

“Appare, dunque, evidente come il quadro offerto dai resistenti e segnatamente dal Landella, non avendo gli altri preso specifica posizione sul punto -si legge ancora- si fonda sull’erroneo presupposto di scindere radicalmente il campo dell’agire politico da quello dell’agire amministrativo, e si muova sull’errato binario del mantenere distinti i campi di operatività politico da quello amministrativo, così da pervenire a responsabilità a compartimenti stagni: responsabilità politica e responsabilità amministrativa, del tutto svuotando di contenuto la prima ai fini del giudizio di incandidabilità”.

Per il tribunale di Foggia “tutto ciò è palesemente errato laddove solo si consideri che così ritenendo si perverrebbe all’erroneo risultato per il quale gli organi politici non avrebbero alcuna influenza su quelli amministrativi, non avrebbero poteri di guida nell’adozione delle scelte di un comune, sarebbero, insomma, del tutto inutili, e l’organigramma amministrativo potrebbe di fatto condurre e gestire interamente da sé ed autonomamente la vita dell’ente locale”.

“Dalla proposta del Ministro dell’Interno e dalla relazione del Prefetto di Foggia non emerge un mero quadro indiziario fondato su elementi semplici, bensì elementi concreti, univoci e rilevanti che, se esaminati nel loro complesso, confermano chiaramente la presenza all’interno dell’apparato burocratico ed amministrativo del Comune di Foggia, di persone legate da vincoli di parentela, affinità e frequentazione, con noti esponenti di spicco della criminalità mafiosa locale, nonché vincoli tali da determinare un’alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi ed amministrativi e da compromettere il buon andamento e imparzialità dell’amministrazione comunale”. Lo scrivono i giudici del tribunale di Foggia nella dichiarazione di incandidabilità per l’ex sindaco del comune di Foggia, Franco Landella, e per 7 ex consiglieri comunali.

A questa conclusione i giudici sono arrivati dopo aver preso in esame una serie di aspetti: “La pluralità degli appalti affidati a persone direttamente o indirettamente riconducibili a soggetti della criminalità organizzata, in alcuni casi a soggetti posti al vertice dell’organizzazione criminale; la totale assenza di iniziative di vigilanza e di controllo sull’attività dei dirigenti amministrativi da parte degli amministratori; l’adozione di delibere con le quali si è consentita l’infiltrazione indiretta o la persistenza dell’infiltrazione dell’organizzazione criminale mafiosa negli appalti di opere e di servizi di competenza ed affidati alla gestione dell’ente comunale”.

E ancora: “La totale assenza di iniziative atte a segnalare anche alle autorità all’uopo preposte, situazioni di indiretta infiltrazione delle consorterie criminali, a totale vantaggio della criminalità organizzata; le parentele ed i rapporti di frequentazione comprovati dai controlli di polizia dei soggetti ai quali sono stati affidati appalti, con esponenti della criminalità organizzata; la totale assenza di iniziative per ricondurre nel binario della legalità le condotte abusive; la totale omissione o comunque, nella migliore delle ipotesi, la tardività dei controlli antimafia nei confronti di imprese poi dichiarate interdette con provvedimento del Prefetto e poi sottoposte a controllo giudiziario”.

Il tribunale, inoltre, ha messo in evidenza un altro aspetto: “La criminalità mafiosa, proteiforme e omertosa, non ha bisogno affatto di contatti diretti con gli amministratori locali e spesso addirittura li rifugge, proprio per il timore che essi vengano facilmente alla luce e compromettano il suo silente ruolo egemone, ma si avvale di conoscenze, contatti, intermediazioni, pressioni, anche ambientali, e fa leva sulla sua capillare e sistematica capacità di infiltrarsi nel tessuto sociale, a tutti i livelli, specialmente in un contesto locale ristretto, fatto di parentele, amicizie, conoscenze, frequentazioni strette e circoscritte”.

“Pertanto -scrivono i giudici- il tribunale in base ad una valutazione complessiva e non atomistica delle emergenze processuali” ritiene che “ricorrano tutti i presupposti per dichiarare incandidabili l’ex sindaco Franco Landella ed i consiglieri comunali Leonardo Iaccarino, Liliana Iadarola, Antonio Capotosto, Bruno Longo, Erminia Roberto, Dario Iacovangelo e Consalvo Di Pasqua”.

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