“Il cadavere sezionato con motosega e bruciato”, le conclusioni dell’Antimafia sulla scomparsa di Salvatore Cairo a Brindisi. Testimone conferma

L’imprenditore di Brindisi Salvatore Cairo sarebbe stato ucciso a coltellate e il corpo sarebbe stato sezionato con una motosega a scoppio e bruciato. E’ quanto sostiene il sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Lecce, Milto Stefano De Nozza, nel decreto di fermo eseguito oggi dagli agenti della Squadra Mobile di Brindisi, nei confronti dei fratelli brindisini Cosimo ed Enrico Morleo, ristretti nel carcere della città capoluogo. L’omicidio risale a maggio 2000, i resti non sono stati mai trovati.

“Enrico Morleo, su mandato del fratello Cosimo Morleo, dapprima colpiva Cairo con un coltello -si legge nel decreto di fermo di cui l’agenzia LaPresse ha preso visione- all’interno di una ditta di fatto riconducibile a Cosimo Morleo e dopo aver indossato una tuta bianca e aver spostato il corpo di Cairo sezionava il cadavere occultava la testa in un sacco che veniva abbandonato e bruciava le restanti parti in un bidone in acciaio per poi lavare la scena e disperdere le ceneri”.

Sono due le testimonianze chiave che, insieme ai riscontri, hanno consentito agli inquirenti di dare una svolta al ‘cold case’ dei due imprenditori uccisi a Brindisi nei primi anni 2000, Salvatore Cairo e Sergio Spada, e di sottoporre a fermo i due presunti responsabili, Cosimo ed Enrico Morleo. Una è quella del fratello dei due indagati, Massimiliano Morleo, che ha deciso di collaborare con la giustizia, l’altra è stata resa da un uomo, che all’epoca dei fatti aveva appena 18 anni, che per motivi di lavoro si trovò nel luogo in cui, stando al suo racconto, il cadavere di Cairo veniva brutalmente fatto a pezzi per poi essere distrutto con il fuoco e con l’acido.

Quest’ultimo ha raccontato ai poliziotti della Squadra mobile e al pm della Dda di Lecce, Milto Stefano De Nozza di essere stato all’epoca dei fatti minacciato di morte e per questo di non aver mai rivelato quanto aveva visto. A convincerlo a deporre, una volta saputa la verità, è stata la moglie. Nel provvedimento di fermo ci sono anche le intercettazioni delle conversazioni di uno dei due indagati che, prima di essere arrestato, rappresentava il timore alla compagna di passare in cella il resto della sua vita.

Per condurre le indagini, riaperte dopo la collaborazione di Massimiliano Morleo, è stata ricostruita la stessa squadra investigativa che aveva operato fino al 2003 e che aveva dovuto arrendersi, all’epoca, alla mancanza di elementi certi per procedere. Per entrambi gli indagati il pm ha ritenuto fosse concreto il pericolo di fuga. In una conversazione emerge che uno dei due aveva dichiarato di aver “preparato le valigie”. A entrambi è contestato il reato di duplice omicidio aggravato dalla premeditazione e dal metodo mafioso.

Promo