Ex Ilva, il centrosinistra: “Chiudere fonti inquinanti dopo la sentenza della Corte Europea”

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“Torniamo con forza a chiedere che si avvii immediatamente il tavolo per l’accordo di programma coinvolgendo il territorio tutto al fine di procedere speditamente verso la chiusura delle fonti inquinanti, specie dopo la sentenza CEDU di questi giorni”. Lo affermano le forze politiche del centrosinistra, tra cui Pd e M5s, raggruppate nella coalizione “Ecosistema Taranto 2022” per le comunali di giugno con candidato sindaco l’uscente Rinaldo Melucci.

“Il ministro Giorgetti -afferma il centrosinistra- trovi le risorse per poter avviare un processo di riconversione che oltre ad adempiere alla sentenza della Corte Europea sia in grado di garantire lavoro ai dipendenti e all’indotto e aiutare la ripresa di Taranto. Infatti in questi anni difficili -si afferma- sono state trovate somme per rispondere alle emergenze e riteniamo che la messa in sicurezza della transizione del ciclo produttivo sia meritevole della stessa attenzione”.

“Siamo inoltre allarmati -sostiene il centrosinistra- dalla possibilità che a giorni ci sia un nuovo tentativo di spostare 150 milioni dalle bonifiche all’azienda, proprio adesso che questa misura si rende quanto meno non necessaria dopo che l’UE ha aperto a taluni finanziamenti non più classificati come aiuti di Stato che renderebbe quindi inutile toccare i soldi già inseriti nel Patrimonio destinato”. Quest’ultimo è il fondo in uso ai commissari di Ilva in amministrazione straordinaria per le bonifiche.

Di “situazione che è divenuta insostenibile per una vertenza che dura ormai da troppi anni e non riesce a trovare una risoluzione definitiva alle tante problematiche che attanagliano la fabbrica e la citta’” parla la Fiom Cgil con Francesco Brigati dopo lo sciopero di 24 ore del 6 maggio. La Fiom sostiene che i lavoratori sono “stanchi di subire continui ricatti, di perdere il salario con il costante utilizzo della cassa integrazione straordinaria” mentre si profila il rinvio “della transizione ecologica a periodi non ben definiti e senza investimenti certi che garantiscano un serio processo di risanamento ambientale”.

Per la Fiom, infine, “il Governo continua a latitare e a non dare risposte alle tante domande che i lavoratori legittimamente continuano a chiedere. Ad oggi nessuna convocazione è arrivata e deve essere chiaro a tutti che noi non ci fermeremo”.

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