Aborto, legge 194 compie 44 anni. In Italia 67% ginecologi obiettori

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La legge 194 che assicura la possibilità di interrompere la gravidanza nel nostro Paese, compie 44 anni. Una normativa nata con l’intento di assicurare la possibilità alle donne di scegliere ma che ad oggi presenta non pochi problemi: il ruolo dei consultori, lo scarso ricorrere all’aborto farmaceutico, ma soprattutto l’obiezione di coscienza di medici e operatori sanitari.

Secondo i dati dell’ultima Relazione presentata al Parlamento, in totale nel 2019 sono state notificate 73.207 interruzioni volontarie della gravidanza (IVG), confermando il continuo andamento in diminuzione del fenomeno (-4,1% rispetto al 2018) a partire dal 1983. Dal 2014 il numero di IVG è inferiore a 100.000 casi ed è meno di un terzo dei 234.801 casi del 1983, anno in cui si è riscontrato il valore più alto in Italia.

Il tasso di abortività (N. IVG rispetto a 1.000 donne di età 15-49 anni residenti in Italia) è risultato pari a 5,8 per 1.000 nel 2019 (con una riduzione del 2,7% rispetto al 2018) e pari a 5,5 per 1.000, valore preliminare nel 2020. Il dato italiano rimane tra i valori più bassi a livello internazionale. Il ricorso all’aborto nel 2019 è diminuito in tutte le classi di età rispetto al 2018, tranne che tra i 35 e i 39 anni. In particolare questa diminuzione si è osservata tra le giovanissime, i tassi di abortività più elevati restano nelle donne di età compresa tra i 25 e i 34 anni.

Tra le minorenni, il tasso di abortività per il 2019 è risultato essere pari a 2,3 per 1.000 donne, valore inferiore a quello del 2018. Come negli anni precedenti, si conferma il minore ricorso all’aborto tra le giovani in Italia, rispetto a quanto registrato negli altri Paesi dell’Europa Occidentale. Le straniere continuano ad essere una popolazione a maggior rischio di abortire rispetto alle italiane: per tutte le classi di età le straniere hanno tassi di abortività più elevati delle italiane di 2-3 volte. Anche in tale gruppo di popolazione si osserva tuttavia una diminuzione del tasso di abortività (14,0 per 1.000 donne nel 2018, ultimo dato disponibile, 14,1 per 1.000 donne nel 2017).

Nel 2019 si è dichiarato obiettore di coscienza il 67% dei ginecologi, il 43,5% degli anestesisti e il 37,6% del personale non medico, valori in diminuzione rispetto a quelli riportati per il 2018, con ampie variazioni regionali per tutte e tre le categorie. Secondo i dati raccolti dall’Associazione Coscioni, però, “in Italia ci sono 72 ospedali che hanno tra l’80 e il 100 per cento di obiettori di coscienza. Ci sono 22 ospedali e 4 consultori con il 100% di obiezione tra medici ginecologi, anestesisti, personale infermieristico e OSS. 18 ospedali con il 100% di ginecologi obiettori. Ci sono 46 strutture che hanno una percentuale di obiettori superiore all’80%” e “in 11 regioni c’è almeno un ospedale con il 100% di obiettori: Abruzzo, Basilicata, Campania, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Sicilia, Toscana, Umbria, Veneto”.

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