Ricattarono minorenne per foto osè, condannati due fratelli a Taranto

[epvc_views]

Dopo un incubo durato anni, si è finalmente fatta giustizia, almeno quella giudiziaria, per una ragazza che all’epoca dei fatti era ancora minorenne quando subì un ricatto per alcune foto intime di tenore sessualmente rilevante da parte di un amico di cui si era fidata. Ieri è arrivata la sentenza di primo grado, che ha messo fine al supplizio attraversato dalla giovane e dalla sua famiglia, emessa dal giudice Tiziana Lotito del Tribunale di Taranto che ha decretato la condanna di due fratelli. Imputato nel processo per un ricatto a luci rosse, un ragazzo, 20enne al momento della messa in atto del reato, destinatario di una condanna a cinque anni e sei mesi per violenza sessuale, estorsione e tentata estorsione. Per il suo complice –il fratello maggiore- una pena più mitigata, condannato a un anno e quattro mesi di reclusione per il reato di ricettazione.

All’origine dei fatti, l’invio da parte della 13enne di alcune foto erotiche che la immortalavano nuda e in indumenti intimi all’indirizzo di un suo amico di cui era infatuata. Scatti caduti nelle mani sbagliate. Il ragazzino ebbe la malsana idea di far visionare le foto piccanti ad un conoscente, di 20 anni, che approfittò dell’amicizia privata tra i due adolescenti per trarne vantaggio personale. Di lì ebbe inizio il calvario per la minorenne da cui scaturì il ricatto ai danni della giovane. Secondo le ipotesi investigative avanzate dalla Procura di Lecce, incaricata del caso, il 20enne iniziò a minacciare la ragazzina di diffondere le quattro foto osé nel contesto del paese e sul web, obbligandola a sottostare ai suoi diktat imperativi.

Si innesca da quel momento una spirale contorta, fatta di minacce e ricatti sempre più pressanti. La 13enne fu costretta a derubare la sua famiglia, sottraendo monili in oro dalla sua abitazione per ammansire il ricattatore, evitando il pubblico ludibrio. L’autore del ricatto, in combutta con il fratello maggiore in tale gioco perverso e meschino, consegnava parte degli oggetti preziosi al familiare. Un ricatto che non aveva mai termine. Il 20enne pretese che la giovane rubasse altro oro da casa della nonna. Spingendosi sino al limite della decenza morale, richiedendole prestazioni sessuali obbligatorie. Sentendosi schiacciata in una tenaglia, condizione divenuta insostenibile, la 13enne superando le sue ritrosie, tabù e inibizioni, dopo due anni di sofferenze e pene, decideva di confessare tutta la storia e il misfatto imbastito contro di lei ai suoi genitori.

Ascoltato il racconto drammatico attraversato in solitudine dalla figlia minorenne, la famiglia si è costituita parte civile nel processo aperto contro i due responsabili del ricatto, assistita dall’avvocato Alessandra Tracuzzi. Prendeva avvio il processo con al centro i due fratelli imputati, incriminati e condannati per i reati ascrittigli in sede processuale. L’imputato, difeso dagli avvocati Pierluigi Morelli e Antonella Rossi, oltre ai reati di violenza sessuale, estorsione e tentata estorsione per cui è stato condannato a cinque anni e sei mesi di reclusione, era anche accusato dai pm di detenzione di materiale pedopornografico per aver memorizzato sul suo telefono le foto della 13enne nonché del tentativo di violenza sessuale quando l’adolescente non aveva compiuto quattordici anni. Ma della prima imputazione il reo non ne risponde poiché il reato è stato dichiarato decaduto in prescrizione dal giudice Tiziana Lotito.

Il procedimento di primo grado conclusosi con la condanna dei due fratelli, il maggiore dei quali, accusato del reato ricettazione per la vendita dei monili in oro prodotto dell’estorsione intentata alla minorenne, subisce una condanna a un anno e quattro mesi. Il collegio dei giudici ha disposto l’obbligo di risarcire i danni alle parti civili in causa -la ragazza e i suoi genitori-, con un risarcimento immediato di 2500 euro. L’imputato protagonista nel processo del ricatto a luci rosse dovrà osservare per anno la misura di sicurezza, destinatario anche di ulteriori misure accessorie: interdizione dai pubblici uffici e da incarichi nelle scuole o in strutture pubbliche e private frequentate da minori.

Promo