Ex Ilva, anche la Corte d’Assise dice no al dissequestro degli impianti dell’area a caldo del siderurgico di Taranto

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Ieri è arrivato il diniego da parte della Corte d’Assise di Taranto che ha respinto l’istanza di dissequestro avanzata dai legali di Ilva -in amministrazione straordinaria- agli inizi di aprile. Il sequestro dei sei impianti dell’area a caldo dello stabilimento siderurgico di Taranto, pertanto, rimane in atto secondo provvedimento giudiziario. Il giudice Stefania D’Errico della Corte d’Assise, con il magistrato a latere Fulvia Misserini, ha detto no alla richiesta presentata dagli avvocati Filippo Dinacci e Angelo Loreto, rappresentanti la difesa dei commissari della fabbrica, nell’ambito del processo “Ambiente Svenduto” relativo al disastro ambientale causato dall’acciaieria tarantina sul territorio locale.

La decisione assunta dai giudici di Assise arriva dopo il parere negativo espresso dalla Procura di Taranto lo scorso 16 maggio relativamente al dissequestro degli impianti dell’area a caldo ex Ilva. Un settore strategico dello stabilimento che ingloba altiforni, parchi minerali, acciaierie, agglomerato, gestione rottami ferrosi.

È con la sentenza emessa a luglio 2012 dall’allora gip Patrizia Todisco che fu disposta la confisca. I reparti, seppur sotto provvedimento di sequestro, continuano a funzionare e produrre in quanto, successivamente, lo stabilimento ne ha ottenuto giudizialmente la facoltà d’uso degli stessi. Ad un anno di distanza dalla sentenza di primo grado emessa dalla Corte d’Assise nell’alveo del processo denominato “Ambiente svenduto”, la Corte assume, oggi, la decisone di respingimento sul dissequestro dei reparti del siderurgico.

I legali di Ilva in As, appresa la decisione dei giudici di Assise, hanno dieci giorni di tempo per impugnare il provvedimento dinanzi al Tribunale del Riesame. In caso di ulteriore rigetto del ricorso al Riesame, lo staff dei legali potrebbe ricorrere alla Corte di Cassazione. Spetterà, dunque, alla Suprema Corte dire l’ultima parola e mettere fine al caso inquinamento ambientale di Acciaierie d’Italia con una sentenza definitiva di terzo grado che dichiari la confisca degli impianti, oggetto del processo in corso, dello stabilimento siderurgico di Taranto.

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