Cemitaly, nuova cassa integrazione per gli operai di Taranto e riconversione a polo idrogeno

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Si fa strada la possibilità di riconvertire a polo dell’idrogeno verde lo stabilimento ex Cementir di Taranto, fermo da molti anni e attualmente di proprietà del gruppo Italcementi col nome Cemitaly.

Alla luce del protocollo sui progetti bandiera del Pnrr firmato, insieme alle altre regioni, dal governatore regionale di Puglia, Michele Emiliano, col premier Mario Draghi a palazzo Chigi l’8 giugno (la Puglia ha candidato il polo dell’idrogeno), ieri pomeriggio si è fatto un punto della situazione nella task force Lavoro della Regione Puglia.
Si lavorerà -é quanto emerso nel confronto- su due direzioni. La prima è immediata e riguarda l’accesso di Cemitaly a un patto di transizione che, introdotto dall’ultima legge di bilancio, permette di avere altri 12 mesi di cassa integrazione.

L’attuale cassa per i 45 addetti di ex Cementir scade infatti a settembre e se non intervenissero nuove misure, ci sarebbe il licenziamento dei lavoratori. Circa l’adesione al patto di transizione, l’azienda si è riservata di dare una risposta ma ha intanto manifestato disponibilità. L’incontro è stato aggiornato alla fine di luglio. Per la riconversione del cementificio a polo dell’idrogeno, e questo riguarda la prospettiva, partiranno invece una serie di verifiche.

“Ci è stato confermato che la Regione Puglia si è candidata ai bandi del ministero della Transizione ecologica per l’idrogeno e questo permette di aprire un possibile percorso di riconversione per il sito di Taranto”, spiega all’agenzia AGI Francesco Bardinella, segretario di Fillea Cgil. La produzione cementiera è ferma a Taranto da molti anni e il personale dello stabilimento si è via via ridimensionato nel tempo. In quanto all’idrogeno, nella proposta lanciata dalla Fillea Cgil deve servire ad aiutare il processo di decarbonizzazione dell’ex Ilva che è anche molto vicina alla stessa ex Cementir.

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