Scambiato per il rapinatore del colpo alla gioielleria di Salerno, assolto 32enne di Taranto

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Dopo anni di udienze, perseguitato dalla giustizia, un uomo, originario di Taranto, destinatario da parte della magistratura e degli inquirenti di Salerno dell’accusa di rapina a mano armata ad una gioielleria del capoluogo campano, è stato assolto per la fattispecie penale contestatagli dal Tribunale di Salerno. L’uomo, scambiato per criminale, come autore di una rapina, ha visto la propria vita in balìa di un processo insussistente, in veste di imputato, di cui era del tutto estraneo.

Antonio C., trentadue anni, originario di Taranto ma residente a Battipaglia, era incappato nelle maglie della giustizia al centro di un processo, accusato del reato di rapina per cui rischiava di scontare una pena a otto anni di reclusione richiesti come condanna congrua dalla pubblica accusa. L’uomo, secondo l’ipotesi avanzata dal Pm del Tribunale di Salerno, era il rapinatore che nel 2015 aveva assaltato, in combutta con altri due complici, una gioielleria della città campana. Armi in pugno, la banda di criminali avrebbe minacciato e aggredito con calci e spintoni il gioielliere, in particolare, uno dei rapinatori lo teneva sotto tiro ravvicinato con una pistola del modello simile a quelle in dotazione alle forze dell’ordine. Per renderlo inerme ed impedirgli che lanciasse l’allarme, lo avevano immobilizzato legandogli i polsi con delle fascette di plastica.

Nel frattempo i malviventi potevano agire indisturbatamente per svaligiare la gioielleria e portare a compimento la rapina. La banda di rapinatori riusciva a sottrarre un lauto bottino: monili in oro e gioielli per un valore di circa tremila euro. Avviato l’iter investigativo post rapina, gli inquirenti seguendo una pista da loro ritenuta attendibile, erano riusciti ad identificare uno dei tre componenti della banda di ladri, imputando la responsabilità ad Antonio C., di Taranto. Il processo dinanzi al Tribunale di Salerno si era basato esclusivamente su tali elementi probatori riportati dalle forze dell’ordine che avevano spinto il Pm ad infliggere al 32enne tarantino una condanna alla pena di otto anni di reclusione.

L’imputato Antonio C., residente nel salernitano, assistito dagli avvocati Salvatore Maggio e Andrea Maggio, i quali hanno smontato l’impianto accusatorio del pubblico ministero su cui reggeva il processo, comprovando che la tesi costruita dagli inquirenti era fittizia. Alla luce delle ulteriori prove sollevate dalla linea difensiva, il giudice del Tribunale campano ha scagionato il tarantino e ha emesso nei confronti di Antonio C. sentenza di assoluzione con formula piena per non aver commesso il fatto, facendo decadere l’accusa del reato di rapina a mani armata.

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