Inchiesta “Pippetto”, traffico di droga e armi al rione Tamburi di Taranto. A processo 23 persone

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A seguito del blitz effettuato ad agosto del 2021 che ha fatto scoprire e smantellare un grosso giro illegale di traffico di sostanze stupefacenti e armi da fuoco, un pregiudicato di Taranto, Giuseppe Gentile di 43 anni, appellato in gergo criminale “Pippetto”, da cui ha attinto il nome l’indagine, finì in manette. Proprio l’agguato in cui cadde vittima Gentile l’11 novembre 2018, una gambizzazione come atto ritorsivo tipico dei clan criminali avversari, fece scaturire l’avvio delle indagini da parte della Squadra Mobile di Taranto.

Autorizzate dai giudici, partirono le intercettazioni telefoniche a carico del pregiudicato che condussero alla emersione di tutta una rete occulta di attività illecite. Era lui, “Pippetto”, a capo di una lucrosa piazza di spaccio al quartiere Tamburi di Taranto, gestendo sia al traffico di droga, in particolare cocaina, che quello delle armi: dedito al reperimento di armi da sparo, anche clandestine, da immettere sul mercato illegale. Il pregiudicato 43enne era il punto di riferimento nel mondo della malavita come “armaiolo” di valore: si occupava della filiera di acquisto, vendita, riparazione e alterazione delle armi clandestine.

Giuseppe Gentile era un uomo di punta della criminalità tarantina, soprattutto al rione Tamburi, il referente di molti affiliati e acquirenti di cocaina subordinati alle direttive del 43enne. Il Tribunale di Taranto, sulla base dell’attività investigativa nell’ambito dell’inchiesta “Pippetto”, nell’agosto del 2021 emise provvedimento di custodia cautelare traendo in stato di arresto il 43enne tarantino e altre 22 persone, sotto indagine giudiziaria.

Nelle pagine dell’inchiesta, nell’udienza celebratasi ieri, l’accusa ha fatto valere la sua tesi secondo cui “’Pippetto’ fosse addentro ad un sodalizio criminoso dedito ad un’attività illecita che si articolava in due ramificazioni: quello degli stupefacenti, in cui provvedeva all’approvvigionamento, al confezionamento, alla custodia e consegna di droga e quello delle armi, in cui si occupava di reperire armi comuni da sparo, armi clandestine o parti di esse che egli stesso provvedeva a modificare o a rendere efficienti”. Nel proseguo dell’iter processuale, il pubblico ministero Francesca Colaci ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini per tutti i 23 imputati a processo.

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