Spedizione squadrista e omicidio Benedetto Petrone del 1977 a Bari, per la Procura non ci sarebbe l’aggravante dei futili motivi ed è dunque da prescrizione

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La Procura di Bari ha chiesto l’archiviazione del procedimento penale relativo ai “partecipanti dell’azione collettiva preordinata, espressione dello squadrismo fascismo” che la sera del 28 novembre 1977, in piazza Prefettura a Bari portò all’omicidio di Benedetto Petrone, 18 anni, e al ferimento di Francesco Intranò, entrambi aderenti alle organizzazioni giovanili del partito comunista italiano e accoltellati.

Sulla richiesta -di cui l’agenzia LaPresse ha preso visione- firmata dal procuratore Roberto Rossi e dal sostituto Grazia Errede, dovrà esprimersi il gip. I magistrati hanno rilevato che “se l’imputazione iniziale di omicidio aggravato da futili motivi rende il reato imprescrittibile (legittimando quindi la possibilità della riapertura dell’indagine e delle indagini effettuate), le successive indagini non hanno fatto emergere fatti nuovi in ordine alla contestazione della circostanza aggravante dei futili motivi”. Per i magistrati, quanto avvenne nel 1977 sarebbe riconducibile a una “motivazione politico-ideologica” che “non costituisce un futile motivo, in quanto non ha caratteri di banalità e irrisorietà che, secondo la coscienza sociale, rendono il movente un mero pretesto per commettere un reato di sproporzionata gravità”.

“Esclusa l’aggravante il reato è da ritenersi prescritto ed è preclusa la possibilità di esercitare l’azione penale”, scrivono i pm dopo aver evidenziato che “in astratto l’approfondimento sulle condotte concorrenti e idonee alla commissione dell’omicidio, spetterebbe alla procura presso il tribunale dei minori”. Dalle indagini è emerso “con ragionevole certezza” che l’azione fosse “preordinata, con la consapevolezza da parte di tutti dell’uso delle armi e della violenza per ristabilire il controllo del territorio”.

Dal processo madre è scaturita la condanna di Giuseppe Piccolo, ritenuto “aderente al Fronte della Gioventù” e giudicato “pienamente capace di intendere e volere, dopo essere stato sottoposto a perizia psichiatrica, in qualità di autore dell’omicidio a 22 anni di reclusione, ridotti in appello a 16 con il riconoscimento delle attenuanti generiche. Piccolo morì suicida in carcere il 21 agosto 1984.

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