Vino, Consorzio Primitivo Manduria: “No a terrorismo e disinformazione”

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“Terrorismo e disinformazione”. Così il presidente del Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria (Taranto), Novella Pastorelli, in ordine all’intervento che la professoressa Antonella Viola, biologa, ricercatrice e docente all’Università di Padova, ha rilasciato appoggiando la scelta dell’Irlanda, approvata dalla Commissione europea, di equiparare alcol e sigarette e di inserire nell’etichetta degli alcolici gli avvertimenti sui danni alla salute. Viola ha poi anche affermato che bere un paio di bicchieri fa rimpicciolire il cervello.

A scendere in campo in difesa della professoressa Viola è l’epidemiologo Pier Luigi Lopalco, ex assessore alla sanità della Regione Puglia e tutt’ora consigliere regionale con Emiliano. “Dichiarazione gravissime che potrebbe avere ripercussioni sostanziali per l’intero comparto economico vitivinicolo nazionale ed internazionale”, afferma Novella Pastorelli. Parole condivise anche da Damiano Reale, presidente del Consorzio del Salice Salentino doc, da Angelo Maci, presidente del Consorzio di Brindisi e Squinzano, da Francesco Liantonio, presidente del Consorzio dei vini doc e docg Castel del Monte e di Massimo Tripaldi, presidente di Assoenologi Puglia Basilicata e Calabria.

“A nome di tutta la filiera dei vini di qualità e in particolare delle Denominazioni e dei Consorzi di tutela della Puglia affermo indiscutibilmente che non è il vino a far male ma l’abuso”, continua Pastorelli. “Presumo che sia l’immunologa Antonella Viola che l’infettivologo Matteo Bassetti abbiano studiato utilizzando gli stessi libri e siano entrambi dottori di livello. Non si comprende però come mai la tesi della dottoressa Viola non coincida con quella di Bassetti. Le opinioni di tali studiosi suonano come macigni, affermare che il vino nuoce gravemente alla salute, crea un danno catastrofico all’economia vitivinicola d’Italia e al sistema di esportazione, provocando danni incalcolabili all’intero comparto”, va avanti.

“Pertanto tutti coloro che condividono dichiarazioni di tale gravità, devono assumersene le responsabilità del disastro economico che possono provocare con le loro parole sia alla loro nazione che alle singole filiere di produzione, da quella centrale dei viticoltori che sono il cuore pulsante dell’agricoltura a quella dei trasformatori e non per ultima degli imbottigliatori”, prosegue.”In Italia e soprattutto in Puglia il vino non è una bevanda, è molto di più: è cultura, è racconto dei territori, è parte di una tradizione secolare oltre che una componente della Dieta Mediterranea, una dieta sana ed equilibrata e che è anche patrimonio immateriale dell’umanità; dunque il vino non può essere criminalizzato”, aggiunge.

“Il vino è prima di tutto un atto culturale e rappresenta uno dei prodotti agricoli più densi di valore sociale, storico e culturale. Ho la spiacevole sensazione che affievolite le luci sulla pandemia qualcuno debba cercare il modo di rimanere sotto i riflettori e per tale ragione occorre sposare altre tesi visto che quelli della pandemia sono ormai quasi concluse”, conclude. 

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