Ex Ilva, Dri d’Italia produrrà acciaio col preridotto

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I vertici della società pubblica Dri d’Italia hanno presentato a Taranto il progetto dell’impianto di preridotto che sarà costruito nella città pugliese. Per Dri d’Italia, che fa capo a Invitalia, c’erano il presidente Franco Bernabe’, che é anche presidente di Acciaierie d’Italia, e l’ad Stefano Cao.

Alla riunione erano presenti il Comune di Taranto, col sindaco Rinaldo Melucci e alcuni assessori, e i rappresentanti di Autorita’ portuale, struttura commissariale della Zona economica speciale, Asset Puglia e Arpa Puglia, le due agenzie regionali che si occupano di infrastrutture e ingegneria e ambiente. In collegamento da Bari il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano.

È stata avviata la collaborazione operativa tra Dri d’Italia, Regione, Comune ed altre amministrazioni pubbliche competenti. L’impianto di preriduzione di Taranto sarà il primo in Italia e sarà strutturato in due moduli. Entrambi da 2-2,5 milioni di tonnellate.

Il primo modulo alimenterà di preridotto i due forni elettrici previsti da Acciaierie d’Italia (ex Ilva) nell’ambito della riconversione produttiva e della decarbonizzazione, l’altro modulo, invece, fornirà i produttori privati che Nord Italia che hanno già i forni elettrici ma ora li approvvigionano con rottame di ferro, in buona parte importato. Il preridotto servirà a sostituire il rottame di ferro sia nei nuovi forni elettrici di AdI che in quelli dei privati. Non é stata ancora decisa l’ubicazione dell’impianto del preridotto a Taranto. Si farà una ricognizione a tal proposito anche tra le aree del porto e quelle della Zes. Il primo dei due moduli dell’impianto é già finanziato con un miliardo dalla legge che ha convertito il decreto Aiuti Ter dello scorso anno. Questo primo modulo servirà solo AdI e dovrà essere alimentato da idrogeno proveniente da fonti rinnovabili.

Il secondo modulo costerà anch’esso un miliardo, ma per reperire le fonti di finanziamento si attende l’emissione di un bando ad hoc da parte del ministero dell’Ambiente. Gli elettrosiderurgici privati hanno già costituito un consorzio che ha siglato una prima intesa con Dri d’Italia.

La materia prima da cui ricavare il preridotto arriverà a Taranto dall’estero sotto forma di pellets, le quali, sottoposte ad un processo particolare, saranno accresciute significativamente nel loro contenuto di ferro per consentirne l’impiego. I forni elettrici nell’ex Ilva permetteranno di tagliare una parte del processo dell’area a caldo, la più impattante ambientalmente, quella che tiene insieme parchi minerali, agglomerazione, cockerie e altiforni a ciclo integrale. Si avrà quindi una importante riduzione delle emissioni perché i forni elettrici non hanno bisogno della carica dei minerali, né della loro preparazione a monte. Si stimano tre anni per la costruzione del primo impianto del preridotto. In AdI il primo dei due forni elettrici sarà realizzato nel periodo compreso tra il 2024 e il 2027.

Già da quest’anno si prevede l’avvio della predisposizione all’uso del preridotto. Tutto il ciclo della decarbonizzazione dell’ex Ilva avrà bisogno di dieci anni per compiersi. Nell’incontro non si é parlato di accordo di programma, tema che il Comune di Taranto ha posto all’attenzione del Governo per favorire la transizione industriale e la diversificazione economica. 

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