Il mondialismo vs il Sud

Se pensiamo che l’uomo del Sud sia identico a tutti gli altri e cioè privo di una sua identità, (cioè privo di storia, cultura, modello di socialità, di economia) perfettamente distinta dalle altre o addirittura neghiamo la possibilità della stessa esistenza di identità specifiche delle varie popolazioni del mondo, non possiamo non concludere che lo sviluppo di tutte le popolazioni avverranno in ogni luogo secondo le stesse regole e dinamiche. Un pensiero unico applicabile in ogni dove. Addirittura siamo al confronto tra le varie società ed economie per stabilire quali sono le locomotive e/o le più virtuose secondo parametri uguali per tutti. Questi sono i mondialisti che ritengono di potere fare dappertutto la stessa cosa semplicemente perché suppongono che tutti gli uomini siano tra di loro uguali; quindi se non hai il lavoro sotto casa vai da un’altra parte a fare una qualunque cosa a riprova che gli uomini (e le donne) sono perfettamente intercambiabili sempre e comunque qualunque sia il proprio mondo culturale di provenienza.

Questa è la tesi del grande capitale e della grande industria che possiede modelli produttivi spersonalizzati ove ogni addetto può essere sostituito da chiunque (come anche ogni consumatore). Ed è lo stesso modello culturale del grande sindacato e delle sinistre internazionaliste che proprio per questo favoriscono le migrazioni internazionali ed intercontinentali di personale da avviare specie alle grandi imprese. Ed è lo stesso modello culturale dei grandi media e delle grandi Università che forgiano i pensieri e le convinzioni delle popolazioni uniformandoli ad un pensiero unico. Modello culturale che induce alla produzione di beni e servizi con l’impiego massiccio della tecnologia; con il saccheggio di energia e acqua; con danni al paesaggio e all’ambiente e periodiche crisi economiche e finanziarie.

Però la industria 4.0 e la intelligenza artificiale che questi mondialisti perorano come nuova frontiera dell’arricchimento senza fatica portano disoccupazione strutturale mettendo in crisi alle fondamenta l’idea del modello di società e di sviluppo unico per l’intero mondo e privo di umanità.

Inoltre quando hanno cercato di esportare sistemi economici verso piccole o enormi realtà il fallimento è stato totale. L’idea del liberalesimo come modello unico universale in un mondo senza le varie identità, senza frontiere e fortemente integrato non solo non è riuscito, non solo ha portato pandemie, non solo ha prodotto una prevedibile fulminea contagiosità delle crisi finanziarie, ma ha anche portato l’umanità sempre più vicina alla guerra totale che al tempo della guerra fredda è stata evitata.

Se invece ci si accorge che l’uomo del Sud ha una sua identità precisa e feconda e quindi è portatore di un proprio modello di vita, di società e di sviluppo si capisce che le diverse identità portano diversi modi di produrre tra di loro incomparabili anche se complementari e che non esiste un solo modo di fare economia e ricchezza. Ce ne è uno per ogni identità. Il Sud ha una sua identità radicata in millenni di storia che oggi si traducono in sensibilità e punti di forza della nostra economia che sono gli unici che sono sostenibili in queste regioni; la varietà delle coltivazioni, come la abbondanza di sole e vento, la predisposizione al risparmio più che al consumo, la spontanea invenzione del nuovo nei prodotti come nei servizi e nei processi, un immenso mare pescoso e che funge da immensa autostrada che ci collega con il resto del mondo,…sono le peculiarità che identificano una identità come quella meridionale. Che nessun altro ha in questa maniera e assortiti come qua. L’insediamento al sud di grandi imprese come quelle siderurgiche e l’automotive, l’aerospaziale e la meccatronica, non producono nessuno sviluppo indotto come accaduto in altri posti; anzi è come se attorno alle cattedrali nel deserto (che altro non sono che lesioni della nostra identità, quasi una offesa), si formi una cicatrice che le isola in attesa che crollino. Nel frattempo le piccole imprese nei posti non inquinati dalla presenza di imprese grandi provano a nascere e crescere tra mille ostacoli posti dalla burocrazia e dalle legislazioni -fiscale, lavorista, previdenziale, bancaria- pensate per altre realtà.

Inoltre il consumatore più attento sta fungendo da apripista verso un consumo più consapevole e meno massificato; il cibo idroponico come la carne sintetica, ma anche le stesse coltivazioni ad elevato impiego di fito farmaci senza parlare delle sementi e cibi geneticamente modificati vengino scansati perché oltre a produrre nel consumatore strane ed imprevedibili intolleranze sono ormai relegate alla condizione di cibo di infima qualità. Stessa cosa per l’abbigliamento e gli arredi, le abitazioni e le vacanze; mentre il prodotto fatto a mano in scala molto piccola è sempre più ricercato.

Tutto questo sta a significare che l’economia identitaria è il futuro non solo del Sud e dei vari Sud d’Italia e del mondo ma è destinato a sostituirsi all’idea mondialista ormai alle corde sia nell’aspetto finanziario che bancario, sanitario, ambientale ed occupazionale. Serve una esplicita consapevolezza, una scuola che teorizzi ogni dettaglio della via meridionale allo sviluppo, una risposta identitaria ad ognuna delle sfide che ci colpiscono. L’economia identitaria è per definizione frutto della persona così come ce l’ha consegnata la Storia e la cultura e quindi a sua immagine e misura e al suo servizio. L’economia tecnocratica e mondialista invece utilizza se non schiavizza persone e risorse al fine della accumulazione di potere e danaro fine a se stesso, rendendosi insostenibile.

E quindi morirà.

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