Chiesta l’archiviazione per l’ex giudice Bellomo di Bari. Il magistrato era accusato di imporre alle allieve abbigliamento con minigonne e tacchi a spillo

Non c’era, secondo la procura, alcun reato -né di violenza privata né di minacce- nel codice di comportamento che l’ex giudice del Consiglio di Stato Francesco Bellomo avrebbe richiesto alle corsiste delle sue lezioni per prepararsi all’esame di magistratura. È quanto ha accertato la procura di Torino che, come già accaduto in altri uffici giudiziari in Italia tra cui Milano, ha chiesto l’archiviazione.

Dopo Bergamo dove ci fu l’inchiesta principale, Milano, Piacenza, e Brescia, questo dovrebbe essere l’ultimo filone di inchiesta contro l’allora magistrato, che quattro anni fa era finito ai domiciliari a Bari per un altro procedimento. L’indagine era arrivata a Torino da altra procura, a causa del cambiamento di sede di una delle potenziali parti offese.

A gennaio del 2018 Bellomo era stato destituito dal Consiglio di Stato per avere leso il prestigio della magistratura. Tra gli elementi del codice di comportamento che Bellomo avrebbe fatto firmare alle studentesse, il dress code con minigonna e tacchi a spillo oppure l’obbligo a non frequentare uomini con basso quoziente intellettivo.

Secondo alcune testimonianze, vigeva anche l’obbligo di non sposarsi durante il corso, e una studentessa raccontò di essersi dovuta inginocchiare a chiedere perdono al giudice per avere violato un punto del codice. Ma tutte le accuse ora sono cadute.

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