La mondializzazione vista da Sud

La mondializzazione è quel modo di essere dell’ economia per il quale in Argentina possono produrre una cosa che vagamente assomiglia al parmigiano e possono chiamarla con un nome che induca il consumatore a credere che sia italiano. È quel modo di essere che produce e consente una concorrenza internazionale feroce e spietata spesso fuori dalle regole scritte nel diritto internazionale e fuori dalla onestà e dalla lealtà; modo di essere dell’ economia che conduce alla chiusura delle imprese meno efficienti con conseguente disoccupazione. Così prodotti marocchini o vietnamiti vengono proposti ad acquirenti italiani producendo disoccupazione o sottoccupazione in tutto il mondo con conseguenti esodi biblici di disperati in cerca di salvezza.

Nel Sud Italia per la raccolta delle olive come per tanti altri lavori si sta realizzando un’altra mondializzazione molto diversa da quella di cui abbiamo parlato. Non è raro scoprire che nelle campagne di Bitonto o di Andria squadre di lavoratori intenti alle operazioni agricole parlino le lingue più diverse e collaborino tra loro e con il datore di lavoro come vecchi compagni di lavoro.

Nonostante la burocrazia e le relative multe i nostri imprenditori fanno venire dai luoghi più impensati giovani e meno giovani per collaborare alle operazioni colturali stagionali creando inconsapevolmente tutte le condizioni per la migliore e più produttiva integrazione possibile. Merito del governo di destra? Non sembra che questo governo si sia accorto di questo fenomeno neanche un po’. Anzi continuano a far rispettare le regole dei governi precedenti che non solo fermano questa che sembra essere l’unica forma di mondializzazione benefica per tutti, ma puniscono pesantemente chi non conosce o non può rispettare tali norme. Infatti per la normativa esistente lavorare è espressamente vietato -con tanto di sanzione da regolare immediatamente- se non espressamente consentito dalla burocrazia…. può sembrare strano che la legge violi così apertamente l’articolo uno della Costituzione (che poi è l’articolo di base di tutta la nostra Costituzione) senza che neanche un governo che vorrebbe rompere con il passato come l’attuale se ne accorga.

Forse i consiglieri economici e i tecnici che collaborano con i politici hanno studiato tutti alla stessa scuola di quelli di sinistra e quindi dicono le stesse cose…. così la sanatoria e il relativo decreto flussi altro non è che la copia dei vecchi contentini da offrire ai nostri imprenditori quasi che fosse interesse di questi accrescere il PIL e non un interesse nazionale. Dov’è una scuola di italiano che consenta ai nuovi lavoratori immigrati di capire come fare il proprio lavoro? Come si pensa di integrarli se non gli si insegna neanche la lingua? Come si può pretendere che conoscano le nostre regole se nessuno gliele racconta? Queste persone ansiose di divenire italiane perché non devono essere accolte come si accolgono gli ospiti ma li si relega in ghetti gestiti dalla malavita?

Questo esempio inequivocabile di assorbimento di manodopera andrebbe comunicato agli estensori di certi ” studi ” che altro non sono che statistiche fondate su dati spesso fantasiosi che da decenni ci dicono che al sud c’è disoccupazione. Sarà certamente vero ma è altresì vero che assorbiamo disoccupazione altrui cosa che non viene mai detta né capita. O forse esiste un condizionamento psichico che ci ha insegnato a pensare che noi stiamo peggio di altri a prescindere da tutto e quindi dobbiamo espatriare per lavorare? O si vuole insistere nell’offendere e nel criminalizzare le nostre imprese che ci rappresentano come piccole , brutte e cattive per magnificare le altrui che per la stragrande maggioranza sono assistite? Specie le più grandi e blasonate? Come mai questi “studiosi ” (alcuni dei quali prendono uno stipendio dalla Svimez) insistono con i piagnistei e non si accorgono che al Sud esiste una categoria di imprenditori che non esiterei a definire eroici che danno da lavorare a mezzo mondo e da mangiare all’altro mezzo? Perché le imprese meridionali piccole e meno piccole non vengono neanche menzionate? Forse perché per questi sedicenti “studiosi” o “economisti” l’unico sviluppo possibile sta nel fornire braccia e menti alle imprese del Nord? 

Non e questione di destra o sinistra ma di una cultura ormai superata che ostinatamente viene diffusa da una scuola e una università prive di una bussola … la collaborazione (che è una metodologia e un concetto alternativo alla competizione selvaggia e alla lotta di classe) è il concetto e l’elemento del futuro cui è demandato il compito dì regolare la vita di un mondo ormai troppo piccolo per non archiviare la competizione selvaggia che domina l’attuale scenario economico Internazionale ; competizione selvaggia che genera scontri di interessi e quindi potenziali confronti anche armati.

È questa la vera rivoluzione pacifica ma profonda che può rispondere alle inestricabili questioni poste dalle scuole economiche del passato millennio che ancora non si decidono a farsi da parte prima di tirare giù nel baratro tutti noi.

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