Mafia, 40 anni fa a Nardò l’uccisione di Renata Fonte

Una Pasqua di memoria e impegno contro tutte le mafie, per i salentini e i pugliesi. La data della festa coincide quest’anno con il quarantesimo anniversario dall’assassinio di Renata Fonte, uccisa sotto casa a colpi di pistola a Nardò, in provincia di Lecce, il 31 marzo del 1984.

Assessore comunale, prima donna a ricoprire quella carica nel suo comune, si oppose con tutte le forze alla lottizzazione abusiva sulla costa delle marine di pertinenza, dove oggi sorge un parco di grandissimo pregio. E fu nell’ambito del suo impegno politico e dei suoi no fermi al malaffare che fu assassinata. Dopo lunghe e complesse indagini, furono ritenuti colpevoli e condannati gli esecutori materiali, Giuseppe Durante e Marcello My, Pantaleo Sequestro e Mario Cesari, ritenuti mandanti di secondo livello e intermediari tra i sicari e chi ordinò il delitto, Antonio Spagnolo, rivale di partito della vittima, ritenuto mandante di primo livello, deceduto a marzo di due anni fa.

Solo nel 2002 la commissione del dipartimento affari civili del ministero dell’Interno riconobbe Renata Fonte vittima di mafia. Su quel delitto ancora aleggiano misteri, primo fra tutti quello che porterebbe a un ulteriore mai scoperto livello primario, fuori dai confini regionali, da dove partì l’ordine di morte.

Oggi a Gemini, nel basso Salento, di fronte al murale dedicato alla Fonte, una cerimonia di commemorazione alla presenza di una delle figlie, Viviana Matrangola. “Renata fonte di coraggio, 40 anni di memoria e impegno dal 1984 al 2024” il nome della manifestazione organizzata dallo staff premio Messapia, dalla Pro loco, dal comune di Ugento e da Libera.

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