In Puglia grano a rischio a causa della siccità

Giungono notizie negative dal mondo agricolo che si ripercuotono a catena fino ai consumatori.

Si registra già la compromissione dei campi di frumento del 20/25% in Capitanata e nell’areale di Altamura.

Per l’assenza di piogge e la prolungata siccità risulta già compromesso il grano in Capitanata con una perdita stimata che si attesta già sul 20/25% della produzione, con il rischio di un brusco calo delle temperature e di gelate notturne che andrebbero ad aggravare la situazione. 

L’ allarme meteo sta ulteriormente preoccupando il settore.

A denunciarlo è Coldiretti Puglia, con i rilievi dei tecnici in campo e le segnalazioni degli agricoltori che lanciano l’allarme sia a Foggia che nell’areale di Altamura per la siccità persistente che ha seccato i campi, con la terra arsa e spaccata per la mancanza di piogge e una perdita di 100 milioni di metri cubi d’acqua negli invasi rispetto allo scorso anno, sulla base dei dati dell’Osservatorio dell’ANBI.

Naturalmente si aggiunge con lo status quo, anche il pericolo di incendi, alimentati dai forti venti.

Per il clima primaverile che ha caratterizzato l’autunno e l’inverno con le temperature ben al di sopra della norma ne hanno fatto le spese  le clementine che sono finite al macero, compromesse dalla mancanza di acqua che ne ha inibito l’accrescimento, con i costi di produzione anche per l’irrigazione di soccorso schizzati alle stelle, per cui sono partite le segnalazioni e le verifiche per il riconoscimento della calamità da siccità per il comparto agrumicolo, ma ora a forte rischio  siccità sono i cereali e i legumi, mentre gli ulivi sono in perenne vegetazione.

Tutta la natura è sconvolta dal clima che ha compromesso raccolti e produzioni.

Anche la questione economica va tenuta in debita considerazione.

 La crisi idrica ha determinato un calo drastico di foraggio verde nei pascoli con l’aggravio dei costi per l’acquisto di mangimi per garantire l’alimentazione degli animali nelle stalle, schizzati già a causa del rialzo delle quotazioni delle principali materie prime quali soia, mais, cereali e foraggio anche a causa dell’attuale crisi per i conflitti in Ucraina e in Israele,  con gli allevatori costretti a sopportare i costi per i mangimi.

Guerra, clima, siccità, alcuni dei problemi che penalizzano il settore.

Con la siccità e l’aumento dei livelli del mare, la risalita del cuneo salino rende inutilizzabili le risorse idriche e gli stessi terreni con uno scenario che – sottolinea la Coldiretti regionale – è più che preoccupante per l’economia agricola dell’intera regione. Tra l’altro, la Puglia è la regione d’Italia dove piove meno con 641,5 millimetri annui medi e impatti gravi sull’agricoltura causati dalla siccità che distrugge le coltivazioni e favorisce i roghi e rappresenta la calamità più rilevante per i campi e mantiene anche il primato negativo – ricorda Coldiretti Puglia – della disponibilità annua media di risorsa pro capite con soli 1000 metri cubi, meno della metà della disponibilità annua pro capite media nazionale stimata in 2330 metri cubi. D’altro canto ogni anno va perso l’89% dell’acqua piovana, una dispersione che la Puglia non può permettersi – insiste Coldiretti – considerato che l’acqua non ce l’ha e ha bisogno di importanti opere per ridisegnare il proprio assetto idrico e idrogeologico e per garantire non solo l’approvvigionamento idrico per la popolazione, ma per assicurare corpi irrigui adeguati alle produzioni agricole, artigianali e industriali.

Da considerare anche i gravi danni che stanno provocando i parrocchetti , pappagallini verdi il cui numero cresce a dismisura, vero flagello per la frutta.

Ci sarebbero alcune soluzioni.

Di fronte alla tropicalizzazione del clima occorre organizzarsi per raccogliere l’acqua nei periodi più piovosi per renderla disponibile nei momenti di difficoltà, continua Coldiretti nel sottolineare che per questo ha elaborato con Anbi il progetto laghetti per realizzare una rete di piccoli invasi diffusi sul territorio, senza uso di cemento e in equilibrio con i territori, per conservare l’acqua e distribuirla quando è necessario ai cittadini, all’industria e all’agricoltura.

Di fronte al cambiamento climatico è necessario realizzare un piano invasi per contrastare la siccità ed aumentare la raccolta di acqua piovana oggi ferma ad appena l’11%, sostiene Coldiretti nel precisare che insieme ad Anbi e soggetti pubblici e privati abbiamo pronti una serie di interventi immediatamente cantierabili che garantiscono acqua per gli usi civili, per la produzione agricola e per generare energia pulita. Un intervento necessario – continua Coldiretti – anche per raggiungere l’obiettivo della sovranità alimentare con l’aumento della produzione Made in Italy, la riduzione della dipendenza dall’estero e la fornitura di prodotti alimentari nazionali di alta qualità e al giusto prezzo. Gli agricoltori sono impegnati a fare la propria parte per promuovere l’uso razionale dell’acqua, lo sviluppo di sistemi di irrigazione a basso impatto e l’innovazione con colture meno idro-esigenti, ma non deve essere dimenticato che l’acqua è essenziale – conclude Coldiretti – per mantenere in vita sistemi agricoli senza i quali è a rischio la sopravvivenza del territorio, la produzione di cibo e la competitività dell’intero settore alimentare.

Molti stanno sperimentando colture alternative e sistemi innovativi, ma non dimentichiamo che le città prima avevano pozzi, cisterne  ed invasi che contribuivano al fabbisogno della popolazione e non solo.

Se adottassimo nuovamente certi sistemi non sarebbe male, ne vale la sopravvivenza del pianeta terra.

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