I Lep destino del Sud

Alcuni giornali meridionali da tempo e sostenuti dalle solite statistiche dei vari “Centri studi” foraggiati dalle organizzazioni delle imprese più grandi, sostengono che le imprese non meridionali che si sono stabilite al Sud vanno molto bene e quindi il Sud va benissimo, anzi meglio del Nord. Quindi non serve lagnarsi e chiedere di stare meglio perché non v’è ragione e, meglio di così non è possibile.

Nel frattempo per far passare la autonomia differenziata si promette al Sud di avere in brevissimo torno di tempo i Lep cioè i livelli minimi delle prestazioni e dei servizi pubblici che sono ben lontani da essere una realtà. Detta in altra maniera: loro vengono qui, si arricchiscono ulteriormente, anche grazie al sacrificio dei nostri lavoratori e del nostro ambiente, continuano a pasteggiare a caviale e champagne mentre noi dobbiamo -forse- accontentarci della promessa dei livelli essenziali delle prestazioni dello stato… cioè per il momento e per sempre pasteggiamo a pane e pomodoro; e non dobbiamo lamentarci perché le statistiche dicono che il Sud va alla grande.

Certo, al Sud non va tutto male e dappertutto! esiste una economia locale che nonostante la burocrazia, le leggi avverse, il fisco, la concorrenza sleale del resto del mondo, la mancanza di personale, ecc. ecc. riesce a sbarcare il lunario alle volte anche molto dignitosamente per la abnegazione dei nostri imprenditori e lavoratori che hanno dedicato la loro vita alla propria piccola impresa. Si stratta di piccoli ristoranti, alberghetti, artigiani, contadini, industrie dell’agroalimentare, della meccanica, commercianti, e tantissime altre anche con centinaia di dipendenti che sono ignorati dalle statistiche e che sono la vera base della economia locale. Naturalmente queste imprese soffrono la concorrenza anche delle imprese che vengono da lontano e che insediandosi qui ci sottraggono lavoratori e mercato; quindi una nostra economia esiste ed è fortissima grazie alle piccole e piccolissime imprese che reggono eroicamente ma lottano con le mani legate e quindi non decollano mai.

La politica e le associazioni di imprese stanno a guardare e si barcamenano come meglio possono tra queste due tesi ormai contrapposte da decenni: il nord che dice attraverso i suoi ben pagati rappresentanti sulla stampa locale e nazionale che va tutto bene e quindi non servono aiuti come il reddito di cittadinanza ma servono gli aiuti alle nuove imprese che vengono dal Nord al Sud… magari attraverso la Zes!!. L’altra tesi invece esprime uno stile di vita e di economia totalmente differente e orgogliosamente dice che esiste ed è ben più vitale della impresa del Nord (assistita dalle varie leggi “a favore del Sud” ) una economia fatta di piccole imprese che altro non vogliono che essere lasciate in pace dalla invadenza (è un eufemismo!) della burocrazia, del fisco, delle multinazionali,… burocrazia, fisco , multinazionali che se lasciassero più liberi i nostri piccoli geniali imprenditori potremmo avere una economia meridionale vera e trainante per l’Italia e per il Mediterraneo; vera, perché non assistita.

Certo, i nostri politici essendo eternamente intenti ad apparire simpatici agli elettori che non stimano affatto, trovano questi ragionamenti particolarmente duri e, quando li comprendono almeno parzialmente non sanno come si fa a “lasciare in pace” quelle imprese. E così non accade mai nulla, anzi, non si forma neanche una scuola e un pensiero che interpreti le esigenze di queste imprese e dell’ intero Sud.

Ed è questo il nocciolo ultimo del problema: i meridionali ubriacati dalle grandi imprese, grandi opere, grandi discorsi geopolitici, e zittiti dalle grandi Università hanno abdicato al ruolo che hanno sempre avuto nel mondo e cioè di fucina di pensiero per se e per tutti e quindi siamo divenuti preda dell’altrui interesse (non può chiamarsi “pensiero” quello che informa la impresa del Nord) e adesso ci dicono che avendo ottenuto (FORSE e non si sa quando) i Lep che altro puoi volere???

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