Sono stato a Taranto vecchia. Che non è il “borgo antico”, ma una città. Lì nei suoi edifici è scolpita la storia dei passati tremila anni senza la mediazione pelosa e distruttiva di architetti, restauratori, “sovraintendenti”, palazzinari,…e quindi basta saperla leggere. Si imparerebbero cose molto utili per molti di noi.
Parte di quegli edifici stanno visibilmente venendo giù. Una specie di icona che testimonia e rappresenta visivamente anche la cronaca odierna e la storia futura della civiltà greco romana che nei nostri giorni implode ignorata e disconosciuta dai suoi stessi figli…figli che qui a Taranto cercano di perpetuarla ma senza saperlo… Implosione voluta dagli eredi delle orde barbariche che vogliono imporci il tecnologismo egualitarista e mondialista che qui sembra molto lontano dall’essere accettato.
La gente di quei vicoli conserva la sua identità operosa e garbata anche se alcuni benpensanti la descrivono fuori dalla legalità.
Il mare e il suo pesce si insinua in ogni aspetto della vita quotidiana. Perché qui sanno che il mare è al tempo stesso una via per i commerci e gli scambi culturali, un giacimento di tesori e un immenso luogo di lavoro, una risorsa inesauribile di cui adesso vogliono impossessarsi per fare energia. Quel mare che non puoi spiegare alle popolazioni del centro Europa o della Russia che per secoli non hanno neanche mai solo visto.
Qui in questi vicoli il tempo è una variabile opzionale.
Uno dei capitoli della storia raccontata da questi edifici è la industrializzazione. Quale futuro per l’economia del sud? Copiare quella del Nord. Questo si continua a contrabbandare per progresso e questa è la ignoranza che ha motivato i politici del dopoguerra.
Facendo finta che non vi fosse una propria identità tarantina o comunque meridionale si appioppa un impianto siderurgico che fin dall’inizio rade al suolo quello che su quel suolo era stato scritto nei millenni…. per assomigliare ad una economia destinata a stuprare non solo l’ambiente e la salute ma anche la identità…in cambio dì un “posto” cioè di un lavoro molto pericoloso per se e per gli altri e quindi molto mal pagato e necessario ad arricchire chissà chi.
Questo il destino riservato a Taranto e al Sud; anche per il futuro. Da chi? Da una classe politica formata malamente dalle università dell’epoca -ma anche da quelle attuali- inconsapevolmente asservite al grande capitale privo di consapevolezza culturale… cioè di identità: solo rapina. Rapina del paesaggio, rapina dell’ambiente, rapina della memoria e della Storia, rapina della salute, rapina del risparmio privato, rapina dei soldi pubblici, rapina delle braccia e menti locali, rapina e distruzione della cultura locale ritenuta inutile e arretrata. Questa sarebbe l’economia del nostro futuro.
Però in quei vicoli i tarantini di allora sono rimasti tali e quali… pur negli edifici diroccati. Inconsapevoli portatori di immense culture mediterranee depositatesi qui nei secoli. Più che tarantini li chiamerei mediterranei appartenenti ad una Terra che è Mediterranea sia come aggettivo che come sostantivo e non certo Sud di qualcosa o di qualcuno! Dentro quegli abiti camminano, operano, parlano, vivono vere e proprie sculture greche vive e orgogliose senza sapere di cosa.
Ricostruire Taranto vecchia? Magari distruggendo parte dei tesori che custodisce? Oppure lasciarla com’è pur inabitabile per la sua gran parte? O c’è una terza opzione? È una decisione molto importante: da queste rovine può nascere il futuro che è dentro di noi e che il rumoroso caos prodotto dalla implosione dell’economia del Nord non ci fa vedere…
A noi dimostrare quello che valiamo.
(Foto tripadvisor.it)

