23 Giugno, l’Alba del Beat Italiano. 1965, arrivano i Beatles. Un libro per ricordare l’unico tour italiano della band che cambiò la musica (e l’Italia)

(A cura di Ilaria Solazzo) Sessant’anni fa, il 24 giugno 1965, i Beatles si esibivano a Milano. Un evento storico, irripetibile: il loro primo – e unico – tour in Italia. A distanza di sei decenni, lo scrittore e giornalista Paolo Borgognone ci riporta a quelle giornate infuocate con Tutti per uno (LA CASE Books), un libro che è insieme cronaca, analisi, memoria e omaggio.

I “Fab Four”, all’apice del successo mondiale, approdarono nel nostro Paese accolti da folle in delirio ma anche da un’ondata di diffidenza istituzionale e mediatica. Milano, Genova e Roma furono le tre tappe italiane di un tour che, seppur breve, lasciò un segno profondo nella cultura popolare e giovanile dell’epoca.

Il 24 giugno 1965, al Velodromo Vigorelli di Milano, si tenne un doppio concerto che radunò ventimila fan in estasi. Il giorno prima, l’arrivo alla stazione Centrale fu una scena da film: i Beatles sfuggirono all’abbraccio di migliaia di ammiratori grazie a un diversivo organizzato dalla polizia. Poi Genova e infine Roma, con il pubblico dell’Adriano in visibilio.

Mentre la televisione italiana ignorava il fenomeno e i quotidiani ironizzavano su “capelli e parrucche”, i giovani italiani scoprivano un nuovo linguaggio musicale e culturale, segnando simbolicamente il passaggio da un’Italia conservatrice a un Paese proiettato verso il futuro.

Il libro

Tutti per uno è molto più di un racconto musicale: è uno studio sulla trasformazione sociale di un Paese attraverso la lente di un evento epocale. Borgognone ripercorre la carriera dei Beatles dagli inizi al successo planetario, analizza il contesto musicale italiano del tempo e ci accompagna – con passione e rigore – dentro le reazioni del pubblico, le critiche dell’epoca e le polemiche che seguirono.

Una parte del libro è dedicata a un racconto narrativo che rievoca l’atmosfera di quei giorni, ispirato da un ricordo personale: il fratello maggiore dell’autore, scomparso di recente, è protagonista di una “mini-fiction” ambientata durante uno dei concerti romani. Un toccante tributo che aggiunge profondità emotiva alla narrazione storica.

Intervista all’autore Paolo Borgognone. Un dialogo tra memoria, musica e identità culturale

Abbiamo incontrato Paolo Borgognone, autore del libro, per approfondire le ragioni di questo progetto editoriale e scoprire cosa significa, oggi, tornare a parlare dei Beatles in Italia.

Cosa rappresenta questo libro per te?

Il tentativo – spero riuscito – di restituire al pubblico di oggi l’atmosfera di quei giorni. L’eccitazione di chi c’era, ma anche l’ostilità di chi vedeva l’arrivo dei Beatles come una minaccia. Un fenomeno già visto.

Leggendo di quei momenti, sembra che ci fosse una spaccatura nel Paese…

Certamente! Da un lato i ragazzi – la stragrande maggioranza – vibravano per l’emozione di entrare in contatto col mito, con una band che portava messaggi nuovi: libertà, passione, emancipazione. Dall’altro, un establishment vecchio, preoccupato di perdere il proprio potere e fermo su posizioni ormai superate. In alcuni casi, francamente ridicole.

Per esempio, fai spesso riferimento alla questione “tricologica”…

Sì, quella era un’autentica ossessione! I continui riferimenti, anche sulla stampa, alle “parrucche” e ai “tagli improbabili” farebbero sorridere, se non fosse che – incredibilmente – certi echi si avvertono ancora oggi. Va detto però che questi discorsi non si facevano solo in Italia, ma anche in tanti altri Paesi, in primis l’America.

Al di là di questo, quale pensi sia stata l’eredità più importante lasciata dai concerti italiani dei Beatles?

L’impatto su tanti aspetti della vita quotidiana. Nei mesi successivi al loro passaggio in Italia, si moltiplicarono le vendite di dischi e strumenti musicali. E moltissimi musicisti – più o meno famosi – hanno raccontato di essere stati ispirati proprio da quei concerti. Anche comportamenti allora non comuni, come portare i capelli lunghi, si sono diffusi grazie a quel tour.

La parte conclusiva del tuo libro è un racconto di uno di questi concerti, che hai voluto dedicare a una persona cara…

Sì. All’epoca avevo meno di tre anni, quindi non potevo ricordare nulla. Ma ripensando a quei giorni, ho immaginato che mio fratello maggiore – che allora ne aveva sedici – potesse raccontarmi qualcosa per spiegarmi l’atmosfera. Purtroppo è mancato proprio mentre scrivevo. Così ho deciso di renderlo protagonista di questa mini-fiction, nella quale ci accompagna per Roma, dalla zona in cui abitavamo fino all’Adriano, dove si tennero i concerti. È un modo per salutarlo e, con lui, tutti quelli che hanno vissuto quei giorni straordinari.

Grazie, Paolo, per aver condiviso con noi il tuo lavoro e le emozioni che lo attraversano.

Grazie a voi per l’attenzione. È stato un piacere poter raccontare questa storia.

Perché leggere questo libro – Una riflessione della giornalista

Ci sono libri che raccontano un evento, e altri che lo fanno rivivere. “Tutti per uno” appartiene alla seconda categoria: non è solo la cronaca di un concerto, ma il ritratto di un’Italia che cambia. Un Paese che si affaccia con stupore e timore alla modernità, e lo fa al ritmo di “She Loves You” e “Twist and Shout”.

Il lavoro di Paolo Borgognone è prezioso perché restituisce voce ai giovani di allora, ma parla anche ai giovani di oggi. Ci ricorda quanto la musica possa essere veicolo di libertà, rottura e rinascita. È un libro che si legge tutto d’un fiato, ma resta dentro a lungo. Per chi c’era, per chi avrebbe voluto esserci, e per chi vuole capire cosa succede quando la storia incontra il rock. E la cambia per sempre.

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