Perché si cambia il nome alla Banca Popolare di Bari? Perché il nuovo padrone (che è un Ministero) si vergogna di possedere una Istituzione creditizia che porta il nome della nostra città? A quel Ministero -e al relativo Ministro- dobbiamo sottolineare che l’identità barese è fatta certamente di orecchiette realizzate per strada e di focaccia e cozze pelose come credono molti politicanti locali ma anche del marchio della Popolare di Bari, nata e cresciuta a Bari con l’apporto dei risparmi dei baresi; del laborioso popolino barese; cioè la nostra identità non è una macchietta come la si vuole rappresentare, ma è parsimonia, alacrità, sacrificio, fede nella propria capacità di creare un futuro migliore, orgoglio delle nostre origini, della nostra Storia e cultura scolpite nella pietra delle Cattedrali, dei castelli, come delle case comuni; vergognarsi della parola “Bari” è inaccettabile e ancora meno è accettabile dimenticare lo scippo subito con la mancata restituzione della banca ai suoi azionisti e quindi ai veri proprietari. È impensabile che una tale offesa della nostra identità non venga sanata nella sua interezza.
Oppure quegli azionisti servono a salvare le forme di una banca posseduta -di fatto- da un solo azionista? In ogni caso noi continueremo a chiamarla Popolare di Bari.
Inoltre i vecchi azionisti avevano erogato crediti e detenevano -attraverso la banca- immobili e altre attività quindi erano proprietari di somme di vari miliardi e ci si chiede dove sono adesso questi soldi. Certamente la Guardia di Finanza e le altre Istituzioni deputate a difendere il risparmio che hanno svolto fino ad adesso un egregio e difficilissimo lavoro sapranno darci una risposta esaudiente ma il mercato finanziario non attende e vuole risposte immediate che possono venire solo dalla trasparenza di fatti accertati.
Sotto la coltre di silenzio che è stato imposto per santificare la nuova “normalità” qualcosa si muove.
Le imprese baresi, pugliesi e meridionali assieme a comuni cittadini si stanno incontrando, novelli carbonari, per costituire un comitato che unisca coloro che percepiscono la gravità di questa situazione. Il sud da sempre creatore di risparmio non ha più una banca della dimensione necessaria a intermediare quel risparmio a favore dello sviluppo dell’intero Mezzogiorno. Dopo lo scippo vergognoso del Banco di Napoli che ancora nessuno cerca di sanare, anche la Popolare di Bari è stata dissolta; l’effetto è che il nostro risparmio va INTERAMENTE nelle disponibilità di banche non meridionali. In entrambi i casi non si è avuta alcuna considerazione per i diritti dei risparmiatori che hanno subito danni enormi. Questa ingiustizia ha convinto i meridionali a sospettare istintivamente di ogni collocazione azionaria dei propri risparmi creando così le condizioni ottimali per uccidere sul nascere agni iniziativa imprenditoriale meridionale che potesse nascere fuori dal controllo delle centrali bancarie nazionali o controllate dalla politica romana o europea. In assenza di una classe politica sensibile a queste cose (forse per ignoranza o forse per scelta tattica) sono i cittadini che si rimboccano le maniche e prendono in mano il loro futuro.
Le imprese -ma anche le famiglie consumatrici- sono terrorizzate dall’ulteriore accentramento del potere bancario che non consente una benché minima concorrenza tra istituti di credito. Si è ormai consolidato un rapporto diseguale tra gli algoritmi che governano le banche e l’economia reale.
Ecco perché questo è lo snodo che deciderà del nostro futuro: non possiamo attenderci che la politica faccia la sua parte perché ha dimostrato in questi ultimi anni di non interessarsene affatto; saranno quindi i cittadini a cimentarsi direttamente in questa partita così importante.
Se ne vedranno delle belle!!

