‘Il 26 luglio, a Bari, e in altre date anche in molte città d’Italia, i cittadini italiani potranno dare uno scatto d’orgoglio nazionale e un impulso alla dignità politica dell’Italia’, riferisce il Responsabile organizzativo di Italexit per l’Italia che sarà presente, con una sua lista, alle prossime elezioni amministrative regionali, anche in Puglia.
Pubblichiamo l’intervista al responsabile per la Puglia di Italexit Nicola Iacobbe, in vista dell’imminente ‘Raccolta firme’ che è stata indetta per consentire agli italiani di esprimersi in un prossimo Referendum per l’uscita dell’Italia dalla Comunità europea.
Domanda: Sig. Iacobbe, quando si terrà questa raccolta firme e dove?
Risposta: Come promesso ai nostri 600 mila elettori, si terrà in tutti i presìdi che le organizzazioni del partito riusciranno ad allestire nelle città su tutto il territorio nazionale e, soprattutto, nei capoluoghi di Regione come Bari, dove ci saranno dei tavolini dalle 8.00 alle 20.00 del 26/7/2025, in piazza Diaz. Inoltre, le sezioni elettorali dei Comuni, nei suddetti capoluoghi, hanno già ricevuto da Italexit i moduli da far firmare ai cittadini muniti di certificato elettorale valido e di documento di riconoscimento, negli uffici comunali fino al 15 Ottobre 2025.
Per Bari, la sede comunale è quella di Corso Vittorio Veneto, n.4 (Lungomare) che è accessibile dagli elettori di Bari città il Lunedì, Martedì e Giovedì, dalle 9.00 alle 12.00 e, in aggiunta, anche dalle 15.30 alle 17.00 del Giovedì pomeriggio. La sottoscrizione di questa legge d’iniziativa popolare avverrà in tutti i Comuni d’Italia capoluogo di Regione e in moltissime altre città, per gli elettori residenti, come riportato in questo sito in costante aggiornamento, dove è già possibile firmare anche ONLINE, per tutti gli elettori.
D: Non ritiene che la Comunità europea, dalla quale Italexit propone di uscire, possa rappresentare un baluardo difensivo per gli Stati membri e che l’uscita possa comportare un rischio per l’Italia? Mi riferisco ai ‘venti di guerra’ che aleggiano nel mondo e all’opportunità di avere un unico esercito europeo.
R: Rispondo con una metafora, che può essere più chiara di altre argomentazioni, per i suoi lettori. Ancora una volta il sistema della ‘rana bollita’ ha funzionato: solo un paio di mesi fa si parlava di esercito europeo e di spendere 800 miliardi di euro per consolidarlo.
Adesso, invece, si scopre che quei soldi andranno a finanziare la NATO. Quindi la UE incassa un altro colpo alla sua credibilità, dato che è palese che non ci sarà alcun esercito europeo: compreremo armi dagli USA per far fiorire le industrie belliche americane con il danno collaterale di un numero sproporzionato di civili inermi e innocenti che moriranno! Come rane, stiamo sopportando progressivamente questo scadimento, che sarà fatale per le nazioni europee.
Qualcuno stigmatizzava anni fa: ‘Roma ladrona’. Noi riteniamo che la corruzione attribuita alla nostra capitale sia minima in confronto a quello che succede a Bruxelles.
Trump, che fa beatamente i ‘cavoli del suo paese’, prima minaccia di comminare i dazi e poi ricatta gli europei con la spesa per le armi, offrendo l’opzione capestro: “ti abbasso i dazi se spendi di più in armi”, schiavizzandoci economicamente. Magari fossimo solo vassalli. Ci trattano proprio come servi della gleba. In queste dinamiche internazionali non mi sento affatto tutelato dalla Comunità Europea!
Ci hanno dato la ‘fregatura’ del gas, che dobbiamo pagare il triplo rispetto ai prezzi offerti dalla Russia. Prospettandola come nostra nemica, gli USA ci stanno turlupinando un’altra volta anche sul fronte aberrante degli armamenti e delle milizie. In questi ultimi anni hanno indotto l’Unione Europea a riarmarsi. Sappiamo quanto gli Stati Uniti siano storicamente ed economicamente dipendenti dalle armi: il II Emendamento della Costituzione USA lo sancisce addirittura come un diritto, mentre la mentalità italiana è diametralmente opposta: “ripudia la guerra”. Sul concetto degli armamenti, la filosofia italiana è molto diversa da quella bellicista americana e da quella che sta assumendo l’Europa, nel prestarsi servilmente a quel gioco di morte.
Noi italiani abbiamo un modo di concepire le armi come delle ‘propaggini rivoltanti’, preposte a offendere il corpo umano con i proiettili. Diversamente da quegli altri, agli italiani piace di più la fase di scoppio nei motori dei veicoli che nei cannoni!
D. Qual è la strategia di alleanze intrapresa da Italexit per portare avanti questo ambizioso progetto?
R. Italexit per l’Italia è favorevole ad unirsi con partiti, associazioni e sindacati che vogliono partecipare alla raccolta firme per le iniziative di Legge Popolare sul Referendum di uscita dalla UE e per la realizzazione delle necessarie riforme della Costituzione.
Per quanto riguarda le elezioni amministrative regionali della Puglia saremo presenti con una nostra lista con la possibilità di coalizzarci con chi condivide il nostro programma, indipendentemente dallo schieramento partitico, senza accettare ‘giochi di potere’.
D. Pensa di riuscire, con i dirigenti nazionali e la struttura del partito, a formare una coalizione nel cosiddetto ‘mondo del dissenso’?
R. Tutti vogliono l’unione del dissenso attraverso la coesione programmatica sui pochi, importanti punti fondamentali, condivisi da tutti i partiti che orbitano intorno a tale concezione.
Finora si è rivelata non più che una chimera mitologica a causa dei personalismi dei singoli capetti che non hanno una visione di statista, a causa delle diffidenze e dell’invidia di ciascuno sui piccoli successi raggiunti dall’altro partito. Ciò è avvenuto, finora, nonostante ci sia una sostanziale consonanza sui fondamenti, a parte le singole specificità, peculiari di ciascuna formazione, che caratterizzano prima le persone e poi i partiti.
Se non ci decidiamo ad abbandonare tutte le riserve e a dedicarci, con spirito di generosità, a considerare i punti in comune, piuttosto che le divergenze marginali che ci distinguono, non riusciremo a offrire alla cittadinanza alcuna alternativa rispetto ai partiti canonici, che sono abitualmente disdegnati alle elezioni. La gente disprezza i soliti politici burocrati che definisco così, tanto per blandire il concetto. La società italiana ha bisogno di costruire un proprio scudo nazionale per difendersi dagli affronti socio-economici che sta subendo, in misura sempre crescente, dal 1946 in poi.
D. Una volta che si uscirà dall’Europa (anzi, dalla UE, visto che l’Europa è un continente mentre l’Unione politica Europea è una sovrastruttura governativa, rispetto ai governi degli Stati appartenenti), resteremo con un governo sovrano italiano. Lei come giudica la politica dell’attuale governo italiano? Che impostazione darebbe se, come si augura, Italexit porterà una sua rappresentanza sempre crescente nelle amministrazioni regionali e nazionale?
R. Il Governo italiano ha varato un ‘Decreto flussi’ per 500.000 unità, stornando ingenti risorse economiche dalle politiche giovanili e dal sostegno alle famiglie.
Di fatto, ammette che abbiamo bisogno di immigrati perché non abbiamo più lavoratori italiani.
Contemporaneamente i nostri giovani emigrano per mancanza di lavoro e aumenta il numero, già cospicuo, di quelli che non lo cercano nemmeno più.
Il motivo è semplice: se non fai politiche giovanili serie, se non dai incentivi alle famiglie, se non concedi asili nido gratuiti, se assesti il salario minimo al valore più basso, tra quelli europei, non puoi pretendere di avere una forza lavoro giovanile solida. In aggiunta, per mancanza di un adeguato sostegno alle famiglie, le coppie non fanno più figli.
Con l’attuale politica del governo italiano, ci ritroveremo 500.000 nuovi ingressi i quali, con i conseguenti ricongiungimenti familiari, ammonteranno a oltre due milioni di nuovi immigrati.
Siccome arriveranno, quasi tutti, da paesi mussulmani, si darà il via all’islamizzazione italiana.
È un processo in atto in tutta Europa. Il governo pensa che sia l’Italia che l’Europa se lo possano permettere?
Lo studio delle cause aiuta a interpretare gli effetti. Non è vero che i giovani italiani non vogliono lavorare, come sostiene qualche influencer da strapazzo. Non ci sono proprio i giovani perché questo Stato gli ha impedito di nascere. Difenderò sempre la gioventù perché è il nostro futuro. Va aiutata di più e meglio.
D. È stato chiaro su come Italexit intende procedere sul fronte europeo, prima e, subito dopo, sulle politiche nazionali. Quelle regionali verranno in conseguenza. Grazie per la disponibilità.
R. Grazie a lei e al suo giornale per dare voce al pensiero di tanta gente a cui non viene concessa pari opportunità dalle maggiori testate. Dallo spazio che mi ha dedicato, ho apprezzato il livello di inclusività dell’editore e dei suoi lettori.
Concludo esortando i cittadini a raggiungere i gazebo e i tavolini, disseminati nelle varie città italiane, e i baresi a venirci a trovare in piazza Diaz sabato 26 luglio dalle 8 alle 20, confermando la loro opposizione allo strapotere di Bruxelles, oppressivo della nostra sovranità di persone e di Stato italiano CHE NON VUOLE LA GUERRA.
Abbiamo un Manifesto esplicito sul Referendum che abbiamo indetto.

