Sono giorni che il refrain “occhi spaccanti” mi ritorna da più parti, lo leggo, rileggo, guardo video più o meno comici, meme, commenti pro e contro il nuovo “don Matteo” della TV.
Ora, non credo che questa storiaccia lo toccherà, fra qualche mese sarà tutto superato da un altro scandalo e ce ne saremo dimenticati.
Credo piuttosto che l’analisi della vicenda porti a parlare di quella deriva dis-umana che ci sta sommergendo in maniera importante, soprattutto dopo il periodo COVID che, ne sono sempre più convinta, è stato il cataclisma che ha rivelato la nostra vera indole.
Che c’entra direte!
Ve lo spiego brevemente…
Il COVID è stata la guerra mondiale della nostra generazione, senza se e senza ma, battaglia dopo battaglia ha minato le nostre già precarie sicurezze, ha reso gli animi già coriacei in precedenza in corazze refrattarie a ogni legge morale.
Per contro chi quelle leggi le aveva incise e vissute ne ha fatto un ulteriore baluardo, spesso però silenzioso e mai mostrato come valore fondante, perché dall’altra parte la voce era grossa e potente.
In pratica senza sottilizzare, i buoni più buoni (quasi fessi) e i cattivi senza remora alcuna “tanto chi mi deve dire niente…” camuffando spesso (non sempre ovviamente) il grido di libertà e mancanza di ipocrisia con la mannaia nascosta dietro la schiena.
Ecco, così.
In quest’ottica vediamo il fatto dell’attore di cui sopra (Raoul Bova) che chattando con signorina compiacente ha fatto il galletto senza cresta, finché la giovincella ha minacciato di divulgare le loro chat “Ma se paghi non lo saprà nessuno”.
Raoul non ha pagato!
E sta pagando nella fogna (gogna) mediatica che si è scatenata.
Giudizi a gogò, ne ho, ne avrete letti a bizzeffe.
Dietro tutto, forse, c’è il famigerato individuo Fabrizio Corona (dico FORSE perché il mio fiuto investigativo mi dice che la cosa non è così circoscritta).
Già si vocifera che altri VIP abbiano abboccato, abbozzato e pagato, in cambio il silenzio della signorina/influenzer/aspirante attrice di turno.
Qui non voglio giudicare la figura barbina che ha fatto Bova (cavolo ma ti mancano le occasioni per conoscere de visu altre donne oppure c’è proprio anche lì la voglia di una trasgressione di bassissima lega…).
Qui vorrei fare una piccolissima disamina sui “compagni” che la svaccano sempre, perché Corona è stato in galera, condannato, degenere, ma sempre in mezzo sta.
Mi fanno ribrezzo queste “entità” che conoscono tutti e sanno i fatti di tutti e li elaborano per fare di ogni granello uno scandalo o comunque una chiacchiera che bocca dopo bocca diventa il vento della calunnia di Rossiniana memoria.
Non sempre dove c’è fumo c’è fuoco, a volte è solo un cerino acceso che brucia nelle dita di chi vorrebbe appiccare l’incendio!
Ma “Corona & compagni” hanno un importante alleato, la DIS-INFORMAZIONE!
Che se era già latente prima del COVID (torniamo sempre lì) è diventata una prassi da allora in poi.
Ma li ricordate i giorni chiusi in casa con i soli amici portati dalla virtualità dei social e dalla TV?
Vi ricordate, ditemi!
Da lì è partita una valanga di melma disinformante che ancora ci opprime.
Google è diventato medico/psicologo/divulgatore di ogni Sapere.
Insieme a tutti gli altri motori di ricerca.
Andare a trovare, a scovare la realtà (non la verità che ormai è un concetto da dimenticare, tante ce ne sono, tutte ampiamente dimostrabili, spesso fumo negli occhi) è diventato un lavoro da archeologo.
Allargando poi il giro alla politica/attualità/ambiente/salute/ecc ecc…
In più tutti aggiungono proprie personali info, il pettegolezzo dato come certezza, l'”uomo della strada” che fa opinione e pretende di avere la verità in tasca, insindacabile, granitica.
Mi trovo spesso, da 5 anni a questa parte (post-covid come dopoguerra) a pensare a come eravamo “prima”.
Dalle macerie cosa abbiamo ricostruito?
Dovremmo riprendere noi stessi per mano, con onestà intellettuale, guardare a fondo in ogni angolo dell’animo per trovare la scintilla della vita, della speranza, ormai persa…
Per poter aiutare a trovare il bandolo della matassa, oh non quella grande della VITA no, ma di quelle piccole ma importantissime vicende delle nostre vite quotidiane, dalla ricerca di lavoro o casa (per esempio) fino al conforto fraterno che da credente sento fondamentale.
Io, da indefessa ottimista, credo nell’umanità, nel singolo, in colui/colei che grida nel deserto.
Forse, spero, di esserlo stata anch’io.
Rosi Brescia

