Le croci e le delizie della Zes

(di Riccardo Figliolia*) Come Confimi Industria Bari siamo stati tra i primi a sostenere la necessità di un allargamento della perimetrazione delle Zes, le Zone Economiche Speciali: era assurdo pensare che due aziende vicine potessero ricadere l’una nella Zes e l’altra no. Certo quando sostenevamo questo superamento, non pensavamo a tutto il territorio del Mezzogiorno in maniera indiscriminata. Noi ci saremmo limitati, per esempio, a tutte le zone industriali ed artigianali. È facile preconizzare che qualche passo indietro bisognerà pur farlo, perché per esempio sul piano urbanistico qualche incongruenza sicuramente verrà alla luce. Ora si è previsto l’allargamento della Zes anche ad altre due Regioni, le Marche e l’Umbria. È tale il peso della zavorra della burocrazia, che è facile immaginare che presto tutta l’Italia aspirerà a questa soluzione.

Noi avremmo conservato le antenne locali, che meglio potevano intercettare i bisogni più periferici dei nostri territori, ma la Politica purtroppo persegue altre logiche, che non lo sviluppo economico tout court.

Ma basteranno a questo punto le risorse economiche disponibili a soddisfare la grande domanda di impresa che, nonostante tutto, miracolosamente, anima tutto il nostro Paese?

Ovviamente ne dubitiamo.

Allora perché non premiare solo e soltanto gli investimenti che vengono fatti dalle nostre Piccole e Medie Imprese, endogene e non, escludendo dagli aiuti per esempio quelli realizzati dalle grandi imprese e dalle Multinazionali?

Il Mezzogiorno d’Italia da solo vale la quinta/sesta posizione in Europa come sviluppo manifatturiero: una industrializzazione esogena massiccia e selvaggia potrebbe minare la vera linfa vitale produttiva del nostro Paese, emblema di ricchezza e benessere diffuso in tutto lo Stivale, rappresentato dal sistema delle Medie e Piccole Industrie, autentico miracolo tutto italiano, che il mondo ci invidia e che noi continuiamo colpevolmente a trascurare.

Le big company e le multinazionali hanno già posizioni di dominio sul mercato, potendo facilmente traslare i loro costi su piccole imprese e cittadini e potendo altresì contare su mezzi finanziari pressoché illimitati e sugli approvvigionamenti più convenienti provenienti da tutto il mondo.

La ZES, con la semplificazione amministrativa e l’automatismo degli incentivi può rappresentare veramente e finalmente un turbo nel motore dell’economia meridionale, come da sempre da tutti invocato.

Certo una “forfetizzazione” fiscale generalizzata, risolverebbe i naturali problemi di distorsione della concorrenza e rappresenterebbe un “vantaggio competitivo” formidabile per tutto il Sud Italia, ma questa è un’altra storia che merita di essere affrontata in ben altra occasione.

Cosa mancherebbe al nostro puzzle? Una Banca del Sud ovviamente, una “Banca Mediterranea”, come invoca qualcuno a noi vicino, una Banca che raccolga il risparmio dei meridionali e collochi gli impieghi nel Mezzogiorno. Banale e semplice? Facciamolo allora!

*Segretario Generale di Confimi Industria Bari Bat Foggia

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