I rifiuti teneteveli voi

Alcuni anni fa si scoprì che degli imprenditori settentrionali avevano prezzolato la parte meno qualificata della società meridionale al fine di smaltire contro legge i loro rifiuti pericolosi; quei rifiuti finirono in aperta campagna, in quella che fu poi denominata “Terra dei fuochi” per lo strano fenomeno di fuochi che spontaneamente emergevano dal sottosuolo…. I media di allora dimenticarono totalmente di indicare gli imprenditori disonesti, i “controllori” che omisero di controllare, gli agenti del traffico che hanno fatto passare i camion per tutta Italia, il traffico di danaro e documentazione falsa occorsa,…gli unici colpevoli anche a detta di qualche meridionale credulone sono stati solo quegli ignoranti -avanzi di galera- che per un piatto di lenticchie hanno sversato rifiuti di cui forse non conoscevano la natura semplicemente perché non in grado di capirla.

Non passarono molti anni che altri non meridionali ritennero che il posto migliore per depositare per i successivi duemila anni i rifiuti radioattivi delle centrali nucleari italiane era la Basilicata. La popolazione si ribellò all’unisono e la spuntò (era il 2003)!…ma solo apparentemente.

Il 3 febbraio di quest’anno dalla Rai apprendiamo che a Rotondella si vietano le coltivazioni all’aperto per l’inquinamento della falda acquifera dipeso da un isotopo radioattivo che non ci dicono da dove viene ma ci dicono che lì c’è un impianto che lavora rifiuti radioattivi che -precisano- non c’entra nulla. Noi diciamo che tutto ciò non fila e, con i latini, ammoniamo: excusatio non petita accusatio manifesta (chi si scusa -senza che nessuno glielo abbia chiesto- s’accusa).

Quindi sappiamo due cose: c’è qualcuno che considera la Basilicata un luogo ormai abbandonato dai suoi stessi abitanti e dove si può scaricare ogni rifiuto anche pericoloso per millenni e si può estrarre il petrolio che si desidera senza pagare nulla a nessuno neanche per i danni ambientali prodotti. Secondo: alla luce del sole e dunque con tutte le “carte in regola” e nonostante le proteste della popolazione locale, lo Stato (e cioè non più degli imprenditori nordici e disonesti che peraltro l’hanno fatta franca) lavora (o deposita? O tutt’e due?) rifiuti radioattivi in Basilicata che non ha neanche beneficiato dell’energia prodotta dagli impianti nucleari installati sul Po e sul Ticino dichiarati “sicuri” negli anni cinquanta e sessanta. Lavorazioni di materiale radioattivo che non si sa quanto si sversa nell’ambiente ma si sa che carabinieri e enti preposti inclusa la Dia sono in allarme.

Quindi secondo queste classi dirigenti la Basilicata è una discarica e i suoi abitanti possono essere abbindolati liberamente; e non possono neanche fare i terroni visto che le autorità europee hanno saputo di questo inquinamento e lo considerano grave e quindi per questa ragione sconsigliano la commercializzazione e l’acquisto delle fragole di Policoro… neanche una parola invece sul grano di Cernobyl che -ci dissero- sarebbe rimasto radioattivo per secoli. E fra poco ci diranno che serve il nucleare, naturalmente di “nuova generazione”, che gli scienziati di oggi (mentre quelli di allora erano ciucci?) dicono che è pulito. E noi che ci crederemo!

Naturalmente vogliamo sperare che tutto questo sia una bufala, ma se invece questo è veramente quello che lo Stato fa per i lucani si comprende perché quelle città e paesi si spopolano mentre non si capisce perché le classi dirigenti locali che lamentano lo svuotamento di intere regioni non pensano a rendersi indipendenti dalla “Madrepatria” dicendo: “i rifiuti vostri teneteveli voi e il petrolio ce lo teniamo noi”.

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