“Mi tremano le gambe”, la paura di un commerciante vittima di estorsione a Noicattaro. I NOMI degli arrestati nell’operazione antidroga

Gestivano un fiorente traffico di droga tra Noicattaro, Modugno nell’area metropolitana di Bari, rifornendo numerosi pusher e utilizzando anche un capannone industriale come deposito e laboratorio di confezionamento. Allo stesso tempo, imponevano una “tassa” ai commercianti del paese durante il periodo natalizio, con modalità mafiose e a sostegno di un clan locale. È quanto emerge dall’ordinanza cautelare, firmata gip di Bari Giuseppe De Salvatore, che -su richiesta della procura- ha disposto otto misure cautelari nei confronti di altrettanti indagati.

In carcere sono finiti Nicola Annoscia, 36 anni, detto “Pomodoro”, di Bari e residente a Noicattaro; Michele Cioce, 42 anni, detto “Cavallo”, di Bari; Pasquale Colasuonno, 36 anni, detto “Pisello”, di Triggiano e residente a Noicattaro; Vincenzo Divittorio, 46 anni, di Conversano e residente a Rutigliano; Francesco Vavalle, 50 anni, di Rutigliano. Agli arresti domiciliari sono stati posti Vito Borracci, 54 anni, di Bari e residente a Noicattaro; Diego Grassi, 21 anni, di Acquaviva delle Fonti e residente a Noicattaro; Giovanni Morcavallo, 30 anni, di Triggiano e residente a Noicattaro.

Commerciante vittima di estorsione: “Mi tremano le gambe”

“Mi tremano le gambe”. È la frase pronunciata dalla vittima, un commerciante di Noicattaro (Ba), intercettata dai carabinieri mentre subiva pressioni per versare una “tassa” natalizia a un gruppo criminale riconducibile alla criminalità organizzata barese. Un’estorsione definita “tipicamente mafiosa” dal gip del tribunale di Bari, Giuseppe De Salvatore, che ha disposto la custodia in carcere per Nicola Annoscia, 36 anni, detto Pomodoro, e Pasquale Colasuonno, 36 anni, detto Pisello.

Secondo la procura, i due avrebbero chiesto ai titolari dell’agenzia di scommesse Passion Sport un ‘pizzo’ di 500-600 euro nel dicembre 2022 e 100 euro nel dicembre 2023, con la promessa di ulteriori rate mensili, “per far fare Natale a tutti”, cioé sostenere i detenuti del gruppo. La minaccia era implicita ma chiara: “Come l’anno scorso non é che ti puoi far vedere?”, “Se dai meno, quello vede e bum bum”. Annoscia, all’epoca detenuto nella Casa circondariale di Lecce, telefonava personalmente alla vittima con un cellulare clandestino, per rafforzare la richiesta. In un’intercettazione, il complice lo annuncia così: “Ti faccio chiamare direttamente da lui tu sai dove sta”. Per il gip si tratta di un metodo mafioso pienamente integrato: evocazione dell’appartenenza criminale, riferimento al sostegno dei detenuti, intimidazione silente, assoggettamento psicologico provato dalle parole della vittima. “Non era un favore tra amici -scrive il giudice- ma una pretesa imposta con la forza di un contesto mafioso”.

Le indagini hanno accertato che Annoscia é figlio di un affiliato al clan Parisi, indicato da diversi collaboratori di giustizia come vicino al clan Palermiti, mentre Colasuonno ha precedenti per associazione mafiosa e traffico di stupefacenti. La vittima, pur temendo ritorsioni, ha consegnato il denaro ma, sentita dagli inquirenti, ha negato l’estorsione, atteggiamento che il gip definisce “omertoso” e tipico dei contesti di intimidazione mafiosa. La vicenda estorsiva si affianca a un vasto traffico di droga, per il quale gli stessi indagati sono ritenuti promotori e fornitori. Per il giudice, “la pericolosità sociale di Annoscia e Colasuonno é elevatissima: continuano a delinquere anche dal carcere”. Da qui l’applicazione della misura della custodia cautelare in carcere.

Promo