Cresce sempre di più il numero di persone che scelgono di non votare. È un segnale importante, che non può essere ignorato. Alle ultime elezioni regionali, in Calabria, l’astensione ha superato il 56%, nelle Marche il 51.4%. Questo significa che quasi una persona su due ha deciso di non andare alle urne. Non è solo disinteresse: spesso è una scelta consapevole. Una forma di protesta. Un modo per dire che la fiducia nella politica è finita.
Molti cittadini si sentono delusi e traditi. Per anni hanno sentito promesse che poi non sono state mantenute. Hanno dato fiducia a candidati che, una volta eletti, hanno cambiato idea, fatto alleanze strane o semplicemente ignorato i problemi reali. Questo ha creato una grande sfiducia. E oggi, molti rispondono stando a casa il giorno delle elezioni.
In alcune regioni, come la Puglia, la politica sembra diventata un gioco. I simboli, le bandiere e i colori cambiano in fretta. Tutti cercano di sostenere chi sembra avere più possibilità di vincere, anche se fino al giorno prima erano avversari. Il messaggio che arriva ai cittadini è chiaro: non ci sono più idee o progetti seri. Conta solo vincere.
Questa confusione e questa mancanza di coerenza fanno crescere ancora di più l’astensione. Le persone si sentono prese in giro. Pensano che il loro voto non serva a cambiare le cose, ma solo ad alimentare giochi di potere. E così decidono di non partecipare.
Ma chi si astiene non lo fa sempre per stanchezza o disinteresse. Spesso è una scelta precisa. Le persone vedono, capiscono, giudicano. E quando non trovano alternative credibili, scelgono il silenzio. Un silenzio che pesa più di tante parole.
La politica dovrebbe fermarsi a riflettere. Dovrebbe ascoltare di più. Per riconquistare la fiducia delle persone servono serietà, trasparenza e rispetto. Non si può continuare a promettere e poi deludere. La politica deve tornare a essere un servizio, non una carriera personale.
In Calabria e nelle Marche, più della metà degli elettori ha scelto di non votare. Non perché non gli importi, ma perché non vogliono essere complici di un sistema che non li rappresenta. I partiti sono sempre più lontani dalla realtà. Parlano, ma non ascoltano. Promettono, ma non risolvono i problemi.
L’astensione diventa così una forma di protesta. Un modo per difendere la propria dignità. Non è rassegnazione, ma una richiesta di cambiamento. Di onestà, di giustizia, di impegno vero.
Chi vive ogni giorno le difficoltà sa bene cosa serve davvero: lavoro, sanità, scuole funzionanti, trasporti, ambiente sano, rispetto delle regole. Non parole, ma azioni concrete. E chi ha deluso troppe volte, non merita più fiducia.
C’è una parte della società che vuole cambiare, che non si riconosce nei partiti attuali, ma crede ancora nei valori. Chiede rispetto, verità, serietà. E ha scelto di non votare proprio per lanciare un segnale forte.
Ora tocca alla politica capire questo messaggio. Capire perché così tante persone non vanno più a votare. I partiti devono tornare a essere strumenti al servizio delle persone. Se non lo faranno, continueranno a perdere consensi. Perché la gente non è stupida. Osserva, valuta, e se non si sente rappresentata, si allontana.
Sta nascendo un nuovo desiderio di cambiamento. Un bisogno di politica vera. È un segnale che non si può ignorare. Chi governa non rappresenta solo chi ha votato, ma anche chi ha scelto di non farlo. E forse, oggi, questo è il messaggio più importante.
Cosimo Mimmo Panaro con la collaborazione di Flavio Tropiano

